“Prima viene il paese, poi il Partito”

paese

Con questa frase di Willy Brandt, si potrebbe riassumere la complicata stagione post-elettorale in Germania, paese che da ormai quattro mesi non ha un governo.

Finalmente, infatti, sembra si sia trovato il tanto atteso accordo fra Spd (socialisti guidati da Schulz) e Cdu, il partito di Angela Merkel che da ormai quattro legislature comanda incontrastata. Finora. Quando, a fine settembre (prima delle elezioni), il leader dei socialisti aveva affermato di non voler più riformare la “grande coalizione”, ma desiderava piuttosto porsi all’opposizione, si profilava sullo sfondo di questo scenario da un lato instabilità politica, dall’altro l’avanzata di partiti di estrema destra o populisti.

Arrivano i risultati: il CDU un deludente 32%, poi SPD con il 20%. Subito dopo, la sorpresa è AFD (estrema destra), partito di chiara matrice nazionalista, euroscettico, guidato dal populista Bernd Lucke, che raggiunge il 12%. Risultato storico se pensiamo che quattro anni prima non avevano raggiunto nemmeno il 5%. Segue FDP (liberalisti), il partito di destra guidato da Christian Linder con il 10%. Tra i grandi chiude la sinistra radicale di LINKE (9%) e i Verdi (8%).

Dunque la situazione è chiara: due partiti di destra, uno moderato, l’altro estremo, sembrano influenzare non poco il futuro della Germania, sulle note di un populismo che già si è sentito in Francia, Inghilterra e Olanda, con esiti diversi

Segue, così, un complicato periodo di trattazioni e consultazioni che portano, nel giro di qualche mese, a un ripensamento di Schulz e alla conseguente frattura nei socialisti. Questo crede che per prima cosa venga la governabilità del paese tramite una forte maggioranza nel Bundestag, poi l’ideologia dei singoli partiti. A questo riaccostamento dei socialisti – o meglio di un’ala di questi – al partito vincitore delle elezioni, è seguito un rinegoziamento dei punti del programma, con particolare riguardo a sanità, lavoro precario e ricongiungimento dei profughi con i loro familiari. La votazione per decidere se coalizzarsi con il CDU ha, per fortuna del paese, avuto esito positivo (362 si e 280 no) e di conseguenza il partito si è salvato da una crisi senza precedenti. Come il suo leader, che ha emozionato l’aula con un discorso seguito da un minuto di applausi.

Ora la trattativa per preparare una nuova grande coalizione è realtà. Sono stati avviati i colloqui e la Merkel è costretta ad ampie concessioni o si dovrebbe tornare alle urne, evento, questo, che avrebbe del clamoroso.

Jean-Claude Junker ha affermato che la coalizione è un’ottima notizia sia per la Germania che per l’Europa intera, specie in questo momento nel quale solo questo paese può prendere le redini del vecchio continente. E per farlo serve una grande coalizione.