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Una vita al servizio della pace collaborando con le Organizzazione Internazionali e con i popoli. La sua capacità di ascoltare le persone, anche le meno influenti, gli ha permesso di servire l’Italia e di dare omaggio al nostro paese nella battaglia internazionale contro la violenza e le guerre tra popoli. Così il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati ha descritto Staffan de Mistura, vincitore del Premio ISPI 2019.

“Perché De Mistura? Per cinque motivi: internazionalità, diplomazia, localismo, multilateralismo, effettività.” Il Presidente ISPI Giampiero Massolo spiega i motivi che hanno spinto lui e la sua organizzazione a premiare de Mistura il 26 Febbraio 2019 presso il Senato.

“Internazionalità e diplomazia” sono due qualità che appartengono a questo diplomatico, ma che non devono essere tradotte come una non appartenenza specifica ad uno stato, bensì in un’appartenenza a più stati che gli consente di avere una visione più completa e approfondita sulle questioni nazionali e internazionali.

“Localismo e multilateralismo” per la sua apertura globale e per la sua capacità di non far primeggiare i problemi di uno stato su un altro, usando uno sguardo di denuncia e critica che sollevi i problemi presenti.

Infine, “effettività” nell’avere consenso e nel trovare soluzioni a battaglie che altrimenti minaccerebbero la pace internazionale e bloccherebbero il multiculturalismo. Infine, la diplomazia come metodo e strumento per portare cambiamento, accettando vittorie e sconfitte, cercando alleati per risolvere le problematiche evidenziate. Un uomo che in 47 anni ha risolto 11 conflitti internazionali.

Eppure, De Mistura decide di iniziare a raccontarsi dicendo “Da piccolo volevo fare il pompiere. Ma finite le superiori conoscevo già 5 lingue, quindi mia mamma mi ha iniziato ad indirizzare verso la carriera internazionale”. De Mistura iniziò la sua carriera con uno stage a Cipro per conto del Programma Alimentare Mondiale. Lì assistette all’uccisione di un bambino che vagava sulla linea blu di confine con l’autoproclamata repubblica turca di Cipro del Nord. Da allora decise di adoperarsi per cercare di risolvere pacificamente i conflitti mondiali. Decide però di raccontare, in esclusiva per questo evento, un fatto avvenuto durante la Primavera Araba e i conflitti che in quegli anni coinvolsero Tunisia, Egitto, Yemen e Siria. Una guerra che territorialmente sembrava conclusa, ma che doveva ancora fare i conti con le conseguenze derivanti dalla crisi dei rifugiati che aveva coinvolto tutta l’Europa e gli attacchi terroristici che avevano provocato numerose vittime. De Mistura confessa che nel 2016, in realtà, qualora si fossero verificate due condizioni necessarie, vi sarebbe stata la possibilità di porre fine a questo conflitto. Sarebbe stato necessario, infatti, che la Russia si fosse impegnata a non far volare le forze aree sul territorio siriano, e che l’America avesse posto fine al franchising in cui era coinvolta insieme ad Al Qaeda. I diplomatici che si occupavano del conflitto, tra cui de Mistura, lavorarono fino a mezzanotte per poter far partire questa operazione nelle successive ventiquattro ore. Eppure, qualcosa andò storto e i due paesi non riuscirono a trovare un’intesa che potesse portare ad un cessate-il-fuoco bilaterale.

“È stato uno dei conflitti più difficili a cui io abbiamo preso parte e come tale non c’è mai stato un consiglio terminato con una pace di Versailles, ma solo una cessazione del fuoco reciproca finché un incontro non ha stabilito de facto la fine del conflitto.” Conclude l’intervento ringraziando le donne siriane per il loro coraggio e per la loro determinazione, per aver continuato a lottare per dare un futuro migliore per i loro figli, anche quando tutti avevano perso le speranze. A questo proposito ho la possibilità di domandargli quale crede sia il ruolo delle donne negli ambienti internazionali come quelli che lui frequenta e ha frequentato. “Fondamentale” mi risponde. “Ho creato un comitato di donne siriane per consigliarmi su come negoziare con e tra gli uomini siriani, ed è stato una chiave di volta durante le discussioni. Anche se erano in disaccordo, non litigavano, e per questo erano e sono di esempio agli uomini. Per questo motivo sto replicando un comitato dello stesso tipo anche in Yemen”.