Cronache culinarie in una metropoli moderna.

Dopo aver provato qualsiasi tipo di regime alimentare, dieta e programma nutrizionista tra cui anche la famosissima dieta Dukan, lo sapevo, in fondo, che anche mia madre sarebbe entrata nel tunnel del “veganesimo”.

Avevo pensato: tanto succede solo agli altri. Così non è stato.

Poste queste premesse, sembra che io sia sull’orlo di una crisi esistenziale per la rimozione forzata di alimenti composti da proteine animali e latticini dal mio frigo. Ma le cose non stanno proprio così. Ho imparato, facendo di necessità virtù, ad apprezzare una serie di alimenti fino ad ora a me sconosciuti quali: la soia, il tofu (non è vero, continua a non piacermi minimamente), il seitan e innumerevoli ortaggi. Ho scoperto che la soia, come la divinità mitologica greca Proteo, ha la qualità di presentarsi sotto incalcolabili forme (nel caso della soia, forme commestibili). Tutta questa quantità di frutta e verdura hanno messo a lavoro la mia fantasia ai fornelli. Essere vegani, o costretti da terzi ad esserlo, non vuol dire mangiare male.

Oggi la casa offre croccanti falafel in salsa tahin e insalata di mele, mandorle, noci e pinoli.

Cominciamo dal condimento dei nostri falafel: la salsa tahin. Per prima cosa, tostate in padella per qualche minuto, a fiamma non troppo alta, i semi di sesamo (all’incirca un’etto) senza farli bruciare. Una volta tostati, li dovrete tritate con un mixer aggiungendo in corso d’opera dell’olio di semi di sesamo, del succo di limone (se servisse, anche dell’acqua) e del sale, sempre quanto basta, come direbbe mia madre. Quando avrete ottenuto qualcosa di simile ad una crema sarete riusciti nell’impresa. Versate il tutto in una cuccuma e lasciate riposare la salsa.

L’insalata è la parte facile, ma non comprate quella in busta al supermercato, che allora tanto vale che vi mangiate della carta pesta. Andate dal fruttivendolo e comprate l’insalata già fatta, ma fresca e tagliata con tanto amore. Mettetela in un grande recipiente, aggiungete mandorle, pinoli e noci sgusciate. Prendete delle mele, sbucciatele e tagliatele in senso orizzontale a losanghe molto fini. Conditela con quello che più vi piace.

Adesso tocca ai falafel. Scolate i ceci, che avete diligentemente lasciato immersi in una bacinella di acqua fredda dal giorno prima, su un canovaccio da cucina e asciugateli per bene. Prendete una cipolla e spellatela, quindi tagliatela grossolanamente (probabilmente vi commuoverete come quando avete visto Io&Marley la prima volta). Adesso prendete lo spicchio d’aglio, sbucciatelo e levategli letteralmente l’anima, senza troppa cattiveria. Prendete del prezzemolo, fresco mi raccomando, e tritatelo finemente con una mezza luna (se non l’avete, cosa molto probabile, un qualsiasi coltello andrà bene). Rimediate un mixer e versateci i ceci, la cipolla, l’aglio e aggiungete del cumino e della curcuma. Una volta che gli ingredienti avranno raggiunto una consistenza omogenea aggiungete il prezzemolo tritato, del succo di limone, del sale e del pepe, quanto basta. Travasate il tutto in una pirofila bassa e larga e riponetela in frigo per una ventina di minuti. Nel frattempo apritevi una bella bottiglia di Ribolla Gialla e versatevene un bicchiere, che siete stati bravi.

Finite il bicchiere e prendete una padella dai bordi alti e versateci dentro abbondante olio di semi, accendete il fuoco e lasciate che si scaldi a sufficienza. Date una forma ai vostri falafel aiutandovi con un cucchiaio per le dosi e modellate il tutto nel palmo della mano fino a dargli una forma rotonda leggermente schiacciata. Continuate così fino alla fine e adagiate le “polpette” su un piatto senza farle appiccicare tra loro (sennò è finita e fate prima ad andarvi a prendere la cena in rosticceria). Friggete pochi falafel alla volta, girandoli spesso, fino a che non avranno un intenso color oro. Ora, la cena è pronta, il vino è aperto e se Enrico IV fosse a casa vostra esclamerebbe: “Buona cena e buon vino, è il paradiso in terra.” (e non sarebbe la prima volta).