Nulla di nuovo sul fronte Quirinale.

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Non è stato certo un primo giro di consultazioni all’insegna della pacatezza e della sobrietà istituzionale, quello che si è appena concluso nelle camere del Quirinale e che ha avuto come protagonista Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Eppure le premesse c’erano tutte, a partire dal nome della Presidente del Senato, che sembra cucito su misura per la straordinaria eleganza di Palazzo Giustiniani, tempio laico della democrazia sotto le cui volte è stata sondata la possibilità di un Governo all’interno del perimetro che comprende Movimento Cinque Stelle e Centrodestra.
Questo era l’oggetto del mandato esplorativo attributo mercoledì dal Presidente della Repubblica, che come era presumibile si è andato ad infrangere contro richieste, veti incrociati e limitazioni reciproche di Forza Italia e Movimento Cinque Stelle.
Il fatto indubbiamente più eclatante di queste quarantotto ore è stato l’abbozzo di spiraglio messo sul tavolo da Di Maio, che aprendo ha però contestualmente posto il limen assoluto e definitivo delle potenziali relazioni tra il suo partito e quello di Berlusconi. L’offerta sarebbe stata quella di accettare un supporto esterno di Forza Italia (e Fratelli d’Italia), da inserirsi in un più ampio contesto di legittimazione di Salvini, che al tavolo delle trattative sarebbe stato considerato capo della coalizione di centrodestra e non più esclusivamente leader della Lega.
Un passo, se non in avanti, quantomeno di lato da parte del capo politico dei pentastellati, conscio di come le sue probabilità di arrivare a Palazzo Chigi dipendendo altamente dall’accordo con Salvini, poiché il forno del Nazareno richiederebbe come prima scintilla per alimentarne il fuoco proprio un passo indietro di Di Maio.
Un tentativo che non ha però convinto Berlusconi e ha fatto sorgere più di qualche malcontento all’interno dei Cinque Stelle. Raccontano infatti i retroscena, che la risposta di Forza Italia all’apertura di Di Maio sarebbe stata affidata proprio alla Presidente Alberti Casellati la quale, all’incontro con la delegazione dei Cinque Stelle, avrebbe ribadito le necessità di avere rappresentanti di tutti i partiti della coalizione al tavolo di mediazione, la presenza di ministri di Forza Italia nell’esecutivo e il veto al reddito di cittadinanza. Condizioni insostenibili per Di Maio che contemporaneamente si trovato a dover gestire il bombardamento di messaggi da parte di eletti e sostenitori che chiedevano spiegazioni nel timore di un accordo con Berlusconi.
Una prospettiva per ora archiviata quindi, quella dell’intesa tra Centrodestra e Cinque Stelle.
Non si sono fatti attendere i commenti, in particolare, con un infervorato Berlusconi che si è anche concesso una risposta indiretta alle recenti affermazioni di Di Battista, sostenendo come, in Mediaset, i Cinque Stelle verrebbero impiegati in funzioni di non proprio assoluto rilievo e prestigio, invitando inoltre il centrodestra ad andare a cercare i voti in Parlamento per formare un governo, guardando anche a parti del PD.
Quest’ultimo invito agli alleati ha suscitato la reazione di Matteo Salvini che, uscito dalla bolla di calma zen in cui si è ultimamente estraniato, ha lanciato un monito all’ex Cavaliere dicendo che per lui, chi guarda a sinistra, si chiama fuori dai giochi.

In conclusione, è la seconda volta in 72 anni di Repubblica che l’incarico di esplorare maggioranze parlamentari o di formare un governo viene attribuito ad una donna, (la prima fu Nilde Iotti, nel 1987 su incarico di Cossiga) ma questo evento di portata storica si è concluso in un nulla di fatto, accendendo anzi ulteriormente i toni della discussione.
Dal Colle fanno sapere che il Presidente della Repubblica si è preso due giorni per riflettere, novità attese dunque per lunedì, quando i giorni trascorsi dalle elezioni saranno 49.