Io non ho vissuto in America

Riflessioni sull'America di Donald Trump

Durante il mio quarto anno di liceo ho avuto il privilegio di partire per “l’anno all’estero”, e oggi vorrei parlare di quell’esperienza di cui non ho ancora mai avuto il coraggio di scrivere per paura di portare alla luce ricordi che forse non ero pronta ad affrontare. Sono stata presa in California da una bellissima famiglia che mi ha amata come una figlia e che, sin dal primo giorno, ho sentito come mia. La California mi ha dato tanto: mi ha fatto scoprire i miei limiti, che erano molto più estesi di quanto non pensassi, mi ha insegnato che nella vita vera, se vuoi qualcosa “you have to make it happen”, e che a volte bisogna solo guardare i problemi da un altro punto di vista. Parlo di California e non di America non per una questione di velleità, ma perché IO NON HO VISSUTO IN “AMERICA”.

La mia sorellina Amalina, di soli dodici anni al tempo, ma con la lungimiranza di un adulto, mi correggeva sempre dicendomi che io “non stavo vivendo in America, ma bensì in California”.

Non credo di aver mai capito queste parole per davvero. Fino ad oggi.

Oggi, per la prima volta, ho riflettuto sulle sue parole che prima suonavano solo come una frase fatta, un modo di dire, e ho capito che Amalina non voleva intendere che la California fosse migliore del resto, ma solo che non era uguale al resto.

In California ho imparato “l’amore per il diverso”, ho conosciuto persone che in Italia avrei etichettato come “sfigate”, e che in realtà nascondevano un universo dietro la loro stravaganza, ho imparato a rispettare le scelte altrui, anche se diverse dalle mie, e ho imparato che una persona con il colore della pelle, l’aspetto fisico o l’orientamento sessuale diverso dal nostro, è esattamente uguale a noi. Ho imparato a rispettare l’ambiente, e ad amare i nuovi orizzonti, ma soprattutto ho imparato a non giudicare.

La mia “esperienza americana” si è limitata a questo tanto. Ho vissuto per dieci mesi in una bolla magica che nella mia mente ho innalzato a stereotipo dell’intero Paese. Per me l’America era quello: era gioia, era voglia di fare, rispetto e dialogo. Io ho vissuto il mio “American Dream” e per questo mi sono sempre sentita riconoscente verso quel Paese che mi aveva accolta e fatta sua. Ma mi sbagliavo.

In questi mesi mi sono chiesta in che America ho vissuto e oggi, guardando il telegiornale, ho trovato la risposta: io non ho vissuto in America ma in California, che è diverso.

Amalina aveva ragione a correggermi, perché se gli americani hanno scelto Trump come loro presidente, significa che egli ne rappresenta la maggior parte in ogni sua scelta, e ogni sua scelta va nella direzione opposta rispetto all’educazione che la mia mamma americana mia ha dato.

Sono mesi che Trump porta il suo Paese sempre più lontano da quella che era la mia America, ma oggi il passo è stato decisivo. Oggi egli ha confermato quello che tutti temevamo e, con la sua innata faccia di bronzo, ha annunciato che ha intenzione di ritirarsi dai Trattati di Parigi, portando il secondo Paese più grande del mondo a poter contribuire, senza regole né limiti, al riscaldamento globale. Quello stesso fenomeno che, d’altronde, Trump ha definito “un’invenzione dei cinesi per ostacolare le industrie americane concorrenti” e che quindi risulta, agli occhi di un’America ignorante e inibita, una grande bugia alla quale tutto il resto del mondo ha creduto.

Non sono bastate le proteste, non gli slogan, e neanche Macron che rivisita la grande massima Trumpiana: “Let’s make America great again” riportando su tutti i canali nazionali “Let’s make the world great again”. Ogni sforzo è stato vano, perché Trump, di fatto, può, e può perché quella stessa popolazione che a breve soccomberà sotto una politica ultra-protezionista ed individualista, lo ha eletto.

Dove ho vissuto io i musulmani, gli hindi, i cristiani e i mormoni erano la stessa cosa, e quando uno studente faceva “outing” gli si stava vicino, ma poi neanche troppo, perché è una scelta come un’altra e nessuno sentiva il bisogno di farne un dilemma. Dove vivevo io i ricchi si vestivano come i meno ricchi, frequentavano gli stessi posti e uscivano con le stesse persone, tutti facevano la raccolta differenziata e ogni membro della comunità provvedeva al sostentamento della stessa, indipendentemente da orientamento sessuale o religioso, dal sesso o dalla classe sociale di provenienza.

Dove vivevo io, il giorno in cui è stato approvato il matrimonio per le coppie gay, la città si è fermata e la gente si è riversata in strada tra baci abbracci e urla di gioia.

Dunque se questa è l’America, io non ho vissuto in America e, di questo, rimarrò per sempre delusa.