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I rapporti travagliati tra il gruppo Visegrád e la Russia potrebbero danneggiare l’alleanza con Salvini
Tra il 23 e il 26 maggio i cittadini comunitari saranno chiamati a votare per il rinnovamento del Parlamento europeo. I sondaggi mostrano con evidenza una crescita delle forze politiche sovraniste, a partire dall’Italia, dove la Lega è data oltre il 30%. La prospettiva del segretario Salvini è quella di creare una grande coalizione tra gruppi nazionalisti, avendo egli creato un’ampia serie di rapporti con i leader sovranisti nel corso degli anni. Particolare attenzione è stata posta dal Ministro dell’Interno, da qualche anno a questa parte, verso il gruppo diVisegrád, la nota alleanza politica tra Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. A dimostrarlo vi sono diversi eventi, come l’incontro avvenuto tra Salvini ed il premier ungherese Orban, in cui i due hanno espresso pubblicamente la comune intenzione di contrastare l’immigrazione illegale ed inquadrando come nemico Macron.
Va poi citato l’incontro dello stesso Salvini con Kaczyński, leader di Diritto e Giustizia, partito di governo polacco. Insieme hanno concordato un programma volto alla tutela delle radici cristiane europee. Il segretario del carroccio non ha però fatto a meno di accennare ai pochi argomenti che li dividono. Il riferimento è evidentemente ai rapporti con la Russia, che ha una pessima relazione col governo nazionalista polacco. La Polonia ha infatti espresso con forza il suo sostegno alle sanzioni contro Putin, mostrandosivicina al governo ucraino, anch’esso nazionalista. L’ex premier polacca dello stesso partito, Beata Szydlo, dichiarò nel 2017 che le sanzioni sarebbero dovute durare finché i russi non avessero smesso di intromettersi nelle vicende ucraine, elogiando la linea della Merkel. La medesima posizione è stata poi ribadita dal suo successore, l’attuale primo ministro Morawiecki. In ciò si evidenzia una distanza notevole rispetto a Salvini, storico oppositore delle sanzioni ed grande sostenitore di Putin.
Il su citato Orban, invece, è perfettamente allineato sulla linea leghista, avendo confermato l’alleanza con Putin con un vertice nel quale i due si sono anche abbracciati, definendo inoltre la Russia un partner chiave dell’Ungheria.
Passando alla Repubblica Ceca, qui la situazione è più complessa. Al governo vi è il liberale conservatore ed euroscettico Babis, che ha avuto in passato dei contrasti con il ministro dell’interno italiano proprio sulla vicenda immigrazione, avendo rifiutato di accogliere dei migranti, dietro proposta dell’Italia. Ha comunque definito in passato le sanzioni contro la Russia insensate, secondo il giornale ceco Euportal. Più a destra di Babis e vicino al suddetto partito nazionalista polacco Diritto e Giustizia vi è l’ODS (facendo infatti parte del medesimo gruppo europeo), dato al 14%, che ha invece accusato la Russia, con le parole del suo leader Žáček e tramite la pagina ufficiale del partito, di violare ripetutamente norme e trattati internazionali, in riferimento alle presunte violazioni della sovranità ucraina.
Unico paese ad avere sin qui evitato la deriva nazionalista, tra i paesi appartenenti al gruppo di Visegrád, è la Slovacchia, governata dai socialdemocratici. Qui il premier Pellegrini ha accettato l’estensione delle sanzioni contro la Russia, pur ritenendole poco efficaci. Una posizione più netta a favore delle sanzioni è stata invece espressa da Freedom and Solidarity, che contesta l’annessione della Russia alla Crimea. Si tratta di un partito euroscettico slovacco, anch’esso intorno al 14%, nonché appartenente al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei(il gruppo di Fratelli d’Italia e Diritto e Giustizia).
In definitiva, appare evidente la molteplicità di contrasti tra i vari nazionalisti che compongono l’Europa e ci si chiede come possano essere colmati da partiti che rivendicano di voler soddisfare esclusivamente il proprio interesse nazionale, senza curarsi di conciliarlo con quello altrui.