multipotenzialità

Pregi e difetti di una preziosa dote che spesso non sappiamo di avere

Tutti noi prima o poi abbiamo dovuto fare i conti con la domanda “Cosa vuoi fare nella vita?”. Alcuni di noi non avranno provato alcuna esitazione e avranno risposto “non ho dubbi: il medico”, altri invece avranno dovuto fare per anni i conti con domande esistenziali, crisi interiori e la speranza che prima o poi arrivasse l’illuminazione che gli indicasse la giusta strada da percorrere. Generalmente siamo abituati a pensare che il non riuscire a trovare la propria strada entro i vent’anni sia sinonimo di debolezza e di inconsistenza; mi viene in mente una frase del film The Big Kahuna che diceva esattamente l’opposto: “Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.”

Così cerchiamo di guardarci dentro,cerchiamo di capire cosa ci riesce meglio ma spesso non riusciamo a trovare una risposta convincente, oppure ne troviamo sin troppe e questo ci manda in confusione. Magari ci vediamo bene in diversi abiti: quelli del medico, però, perché no, anche del fotografo e magari del web designer. Ci svegliamo una mattina convinti di voler fare una cosa e quella dopo già ne abbiamo trovata un’altra, approfondiamo un determinato argomento e dopo poco tempo, inspiegabilmente, iniziamo a provare noia e la lasciamo a metà. E lo schema sembra ripetersi per ogni nuovo argomento che approfondiamo.

Così ci paralizziamo e finiamo con il concludere che forse non siamo portati per nulla in particolare, che non abbiamo alcun talento peculiare che valga la pena coltivare.

E se a essere sbagliata fosse la prospettiva da cui guardiamo il problema?

Se al contrario avessimo tanti interessi diversi, riuscissimo ad eccellere in tanti ambiti e proprio per questo non riuscissimo a individuarne uno specifico? Se ti rispecchi nella descrizione il tuo fardello, che è anche il tuo dono più prezioso, ha un nome e si chiama”multipotenzialità”.

Il termine è stato coniato da Emile Wapnick, esempio vivente di cosa significa essere un multipotenziale : lei stessa è stata al contempo studentessa di legge, musicista, web designer e molto altro.

La Wapnick spiega questo concetto partendo da una domanda apparentemente semplice: Cosa vuoi fare da grande? Spiegando:”quando qualcuno vi chiede cosa volete fare, non potete dare venti risposte diverse, anche se adulti benintenzionati, sogghigneranno e diranno: “Oh, che carino, ma non puoi essere liutaio e psicologo. Devi scegliere. È l’idea di destino o dell’unica vera vocazione (…)Ma se non siete fatti in questo modo? Se siete curiosi di tanti argomenti diversi, e volete fare cose diverse? (…)Potreste avere la sensazione di non avere uno scopo, o che ci sia qualcosa di sbagliato in voi. Non c’è niente di sbagliato in voi. Siete un multipotenziale”

In una società che pretende profili lavorativi altamente specializzati in un unico settore, essere un multipotenziale costituisce apparentemente un handicap. Da dono diventa così condanna, da punto di forza diventa debolezza, soprattutto perché spesso il multi-potenziale non sa di possedere tale dote che se sfruttata al meglio, invece, risulta preziosa. Secondo la Wapnick infatti il multipotenziale possiede tre qualità cruciali: capacità di sintesi, adattabilità e rapidità di apprendimento. Di conseguenza è in grado di passare da un ruolo all’altro senza difficolta in base all’esigenza del momento, di mettere a disposizione una serie di competenze trasversali al servizio della società, è flessibile, eclettico, versatile. E in un mondo del lavoro così competitivo e dinamico, questo non può che rappresentare un vantaggio.

 

Il problema sorge perché siamo abituati a pensare per compartimenti stagni, a separare le cose con una netta linea di demarcazione; ci costringiamo a percorrere una sola strada alla volta escludendo a priori le altre perché nessuno ci ha mai insegnato che possiamo percorrerne più di una. E finiamo per sabotarci con le nostre stesse mani.

La chiave di volta è il coraggio di pensare fuori dagli schemi: chi dice che non si può essere un avvocato e al contempo un fotografo di successo e anche un bravo web designer? Sono strade diverse ma alla fine portano tutte alla stessa meta: la piena realizzazione di se stessi. Allora perché limitarsi a seguirne solo una?

“Abbiamo molti problemi, complessi e multi-dimensionali, nel mondo, e abbiamo bisogno di pensatori creativi, fuori dagli schemi per affrontarli (…)a voi dico: abbracciate tutte le vostre passioni. Seguite la vostra curiosità in quelle tane di coniglio, esplorate le vostre intersezioni. Abbracciate i vostri fili interiori per una vita più felice e autentica. E forse, ancora più importante, multipotenziali, il mondo ha bisogno di noi.”