Il mondiale del sol levante

Il 20 settembre avrà inizio il primo mondiale di rugby ospitato in un paese asiatico, il Giappone per la precisione. Un paese rugbisticamente (e sportivamente) in grande crescita che, ospitando uno degli eventi più seguiti al mondo, contribuirà ancor di più ad accrescere la fama che questo sport sta acquistando nel paese.
La formula è la stessa oramai consolidata da cinque edizioni: consiste in quattro gironi da cinque squadre (la composizione si basa essenzialmente sul ranking) dove le prime due si qualificano ai quarti di finale.

Inutile indicare gli All Blacks come favoriti: i campioni in carica delle ultime due edizioni, non arrivano al meglio della forma, avendo perso il Championship (competizione fra le nazionali dell’emisfero sud) e avendo ceduto il primato del ranking al Galles prima e all’irlanda dopo. Ma nonostante ciò saranno sempre la nazionale da battere. Affianco a loro però ci saranno ben tre nazionali del vecchio continente a contendersi la “William Webb Ellis Cup”. L’Irlanda di Schmidt, innanzitutto, prima nel ranking, artefice di una stupenda vittoria a Dublino lo scorso novembre contro i tutti neri e in ottima forma prima di questo mondiale: potranno sicuramente mettere i bastoni fra le ruote ai campioni in carica. Il Galles di Gatland, campione in carica del Sei Nazioni, in crescita esponenziale nell’ultimo anno e con un ibrido di veterani (come Alun Wyn Jones e Halfpenny) e giovani (come Liam Williams). L’Inghilterra di Eddie Jones, a mio avviso uno delle più accreditate favorite, che arriva dalla enorme delusione della scorsa edizione da loro ospitata: dopo l’eliminazione nella fase a gironi, i cosiddetti “rising sons” inglesi sono pronti a vendere la pelle pur di arrivare fino in fondo, con una formazione spaziale.

Non mancheranno le sorprese in questo mondiale, a partire dai padroni di casa nipponici: i giapponesi vengono dalla vittoria delle Universiadi maschili e femminili, nonché la vittoria della Pacific Cup. Inseriti nel girone A con Francia e Scozia, si giocheranno con queste due squadre il passaggio del girone. L’Argentina non è da sottovalutare, nonostante il periodo di non proprio ricco di vittorie. Stesso discorso per l’Australia: gli wallabies (vice campioni nel 2015) capitanati da un enorme Micheal Hooper, sono stati protagonisti di una spettacolare vittoria con goi all blacks neanche un mese fa e con un ritrovato O’Connor.

E noi? In tutto ciò noi, dove ci collochiamo? A metà. Siamo esattamente a Metà tra queste nazionale e le così dette “tier 2”. Il girone ne è la prova lampante: a metà fra Nuova Zelanda e sud Africa da un lato, Canada e Namibia dall’altro. La nostra aspettativa è quella di vincere le prime due partite in modo netto, e dare tutto nelle ultime due, per poter sperare nel passaggio del girone (mai successo dal 1987, prima edizione). Ma se questa di può considerare la nostra aspettativa, e quindi la nostra ambizione massima, non si può allo stesso modo decretare un fallimento qualora non si passasse il girone. La squadra è di qualità e l’allenatore O’Shea, all’ultima esperienza sulla panchina azzurra, ha promesso che questa sarà la miglior nazionale italiana di sempre. Non ci resta che goderci lo spettacolo (e sperare!).