Maria scola la pasta e canticchia: «I’m Collingwood, It’s Wonderful!»

Ore 19:30. Cucina. Durham University. Uk.

L’acqua per la pasta già bolle, e il sugo sembra essere pronto, spengo il gas, e ho qualche minuto libero prima che arrivi Alex, nome Europeo del mio amico cinese dal nome impronunciabile. È da quando ci siamo conosciuti che mi supplica di cucinargli la pasta italiana, in quanto nella mensa del Collingwood, il nostro college, chiamano “Carbonara italian pasta” qualcosa che non assomiglia minimamente alla nostra.

Mentre aspetto che l’acqua bolle, ripenso a quanto velocemente sia passato più di un mese da quando sono arrivata e come, adesso, questa sia la mia normalità. Vivere in college, nella mia deliziosa stanzetta; condividere la cucina con Anna (francese), Noemi (italiana), Sebastian (polacco, ma vive in Islanda), Patrick (il tedesco atipico), Enzo e Anna (brasiliani); seguire le lezioni e presentare durante i tutorial; scrivere essays; partecipare a parties per soli erasmus e a quelli per tutti gli studenti internazionali; il fish&chips della mensa e il Sunday brunch. Si questa è la mia normalità ora.

Ripenso, al giorno in cui, mentre studiavo per l’esame di Sistema Politico Italiano, scelsi le mete erasmus da inserire nella graduatoria. Durham la misi per terza, c’era un solo posto e mai avrei pensato che quel posto stava aspettando proprio me.

Durham, è una cittadina a misura di studente, costellata dai dodici college in cui si distribuisce una delle università più importanti del Regno Unito. È un’università old style, con annessa cerimonia di immatricolazione nella cattedrale; anche se gli studenti hanno preferito di gran lunga la “ Fresher Week”, con tanto di gonfiabili, pista di pattinaggio e autoscontro! Nel mio college risuonava un solo grido: “I’m Collingwood, it’s wonderful”!

Se dovessi descrivere la Durham University userei un’espressione “alla Luiss”: è un campus a “360°”.
È tutto vicino, è tutto disponibile, è tutto possibile. Lo sport, i viaggi, il teatro, puoi decidere di fare tutto: dal badminton allo squash, dalla danza del ventre al cheerleading, dal canottaggio allo swing, dal polo a uno dei sport più diffusi qui: il frisbee!

La vera novità non è tanto vivere IN college, ma è vivere IL college, perché è proprio il vivere all’interno dell’università, che ti permette di viverla a pieno.

Il castello e la cattedrale sovrastano la città dando quella atmosfera alla Harry Potter, che tanto piace ai più. Mentre con poche ore arrivi a visitare panorami da mozzare il fiato come Edimburgo, il Lake District, Loch Ness, Glasgow.

Ma la vera “perla” che questa esperienza mi ha già regalato e mi lascerà, è poter stare seduta, tutti i giorni, davanti a un tavolo con una decina di persone, e poter semplicemente raccontare ognuno le sue tradizioni, ascoltando ognuno l’altro.

Diversità che si incontrano, asimmetrie che si allineano, globalità che si localizzano. Sentir parlare di Thailandia, di Australia, di Cina, le fa sembrare, così, più vicine all’Europa.

Sentiamo parlare di Global Governance e, se vogliamo essere proprio noi ad affrontare questa nuova sfida, dobbiamo essere noi stessi migranti, dobbiamo abituare i nostri occhi ad ammirare le diversità, a ricercarle, a capirle, a promuoverle proprio insieme alla promozione delle nostre unicità come la “nostra” pasta, così diversa dai noodles!!!

O mamma! Devo scolare la pasta!

Non mi rimane che dire: “I’m Collingwood, it’s WONDERFUL!!!”

N.B. Sicuramente qui l’outfit del Luissino avrebbe un gran lavoro!!!!

 

Questo articolo è stato scritto da Maria Carnevali