L’umanità è morta oggi in Siria

L'ennesima strage di una guerra civile infinita

“L’umanità è morta oggi in Siria”, è il commento del portavoce Unicef Italia, Andrea Iacomini, dopo l’ennesima strage avvenuta oggi nella zona nord del Paese, ormai in guerra dal 2011.

60 morti, tra cui 11 bambini, e centinaia di feriti: è questo il tragico bilancio riportato dall’Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani, e destinato purtroppo a salire, del raid aereo avvenuto nella città ribelle di Khah-Sheikhoun, situata nel nord della Siria, nel quale sarebbero stati usati gas chimici. Nella provincia di Idlib, da novembre 2016, erano confluiti migliaia di sfollati fuggiti da zone sotto assedio come la città di Aleppo.

Secondo la Coalizione nazionale delle forze della rivoluzione e dell’opposizione siriana, dai sintomi riportati dai feriti sembra che sia stato utilizzato il gas Sarin, già classificato come arma chimica di distruzione di massa. Più volte, infatti, i ribelli hanno denunciato l’uso di questo ga,s ma il governo di Damasco ha sempre negato. Dopo il primo attacco ci sono stati altri raid e sono stati colpiti anche alcuni ospedali, mettendo in pericolo la vita di altri civili. Secondo il sito di notizie siriano vicino all’opposizione “Shaam”, l’aviazione russa ha colpito le città di Salqin e Jisr al-Shughur. La prima è stata colpita da missili che hanno provocato almeno 10 morti e decine di feriti, mentre a Jisr al-Shughur un attacco simile ha causato la morte di cinque persone e diversi feriti.

Non è la prima volta che il regime di Bashar al-Assad è accusato di usare le armi chimiche contro la popolazione civile. Nel 2013, il governo fu accusato di avere bombardato alcuni quartieri di Damasco con il sarin, uccidendo più di 300 persone. L’allora amministrazione Obama aveva minacciato di intervenire in Siria contro Assad nel caso di uso di armi chimiche contro i civili, ma alla fine gli Stati Uniti non presero contromisure militari. Fu, però, trovato un accordo per la distruzione dell’arsenale chimico siriano, dato che a fine 2013 la Siria aderì alla Convenzione sulle armi chimiche del 1993. Negli anni seguenti, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e l’ONU hanno dimostrato che, nonostante la ratifica della Convenzione, le forze di Assad avevano continuato a usare armi chimiche contro i civili. In vari attacchi è stato utilizzato il cloro che, nonostante sia vietato dalla Convenzione, viene comunque considerato legale, se usato per finalità estranee alla guerra, e non è stato inserito tra le sostanze chimiche che il governo avrebbe dovuto distruggere.

Dalle foto che circolano sui vari organi di stampa si vedono bambini terrorizzati e ammassati gli uni sugli altri con il volto coperto dalle maschere di ossigeno e un padre che tiene in braccio il corpo rigido di sua figlia. I bambini, infatti, sono le tra le migliaia di vittime del conflitto siriano. Le Nazioni Unite hanno smesso di contarli nel 2013, quando hanno stimato la morte di 11mila bambini in soli due anni di conflitto. Riportando sempre il commento del portavoce Unicef, “non ci sono figli di Assad e dei ribelli, sono tutti vittime di una guerra che non hanno voluto”.

La comunità internazionale si è subito mobilitata ed è stata chiesta una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per individuare i responsabili di questo che possiamo definire un crimine contro l’umanità. Da ormai sei anni, ad ogni attacco, arrivano messaggi di sdegno nei confronti degli orrori perpetrati in Siria dal regime, ma si risolve sempre con un nulla di fatto. Intanto bambini innocenti continuano a morire..