Lo scudetto è di Sassari. La Dinamo entra nella storia

La festa – È finito anche il momento dei caroselli e dei festeggiamenti in Sardegna (la cronaca locale parla di oltre 10mila persone in piazza solo a Sassari) e ora, a mente fredda, è possibile guardare indietro a quella che è stata sicuramente una delle serie finali più spettacolari che il campionato italiano abbia offerto. Reggio Emilia e Sassari hanno dato vita a una finale storica che, per soli due punti, ha visto la squadra sarda trionfare in gara-7 sul parquet avversario. Tutto questo dopo che entrambe le semifinali (con Milano e Venezia) si erano chiuse a gara-7. Storica perché l’impresa di centrare nello stesso anno sportivo Supercoppa Italiana, Coppa Italia e Scudetto è qualcosa che negli anni recenti era capitato solo al rullo compressore Montepaschi Siena e non certo a una squadra che fino a sei anni prima militava nel campionato di A2. Si dice che la storia ricorda solo i vincitori, ma questa potrebbe essere l’eccezione, grazie alle stupende sette gare che queste squadre hanno regalato ai tifosi italiani, in particolare una gara-6 conclusa dopo tre supplementari con un finale al cardiopalma.

Un bellissimo spot per la pallacanestro, confermato da uno share televisivo inimmaginabile in Italia per un campionato che non sia quello di calcio (si è parlato di oltre 1.300.000 contatti per gara-7 su Rai3 e di punte del 40% in Sardegna per gara-6 su RaiSport).

 

Onore ai vinti – Reggio Emilia ha dimostrato che con una squadra giovane e composta da tanti italiani sia possibile giocarsi il campionato fino infondo. Se dare tante responsabilità a un giocatore ormai affermato a livello europeo come Cinciarini può sembrare facile, sicuramente lo stesso non si può dire per tutto il (meritatissimo) spazio concesso ai vari Polonara, Della Valle, Cervi, Mussini e Pini i quali, con tutta probabilità, in altre squadre di pari livello sarebbero stati relegati a ruoli minori. Anche le altre scelte del duo Menetti-Frosini sono andate controcorrente: niente super-atleti, ma tanta sapienza cestistica con Kaukenas e Lavrinovic, Drake Diener come unico americano, Chikoko e Silins giovani nel posto giusto al momento giusto. Ai vinti rimane sicuramente l’amara convinzione che la serie non sarebbe stata la stessa senza gli infortuni di Mussini, Diener, Lavrinovic e Silins, ma la pallacanestro è anche questo e ciò non può che aggiungere valore ai risultati da loro raggiunti in Italia e in Europa nonostante queste grandi sfortune.

 

I Campioni – Nonostante l’inizio col botto (la vittoria della Supercoppa ad ottobre) non è stata una stagione semplice per il Banco di Sardegna. Doveva essere un anno di transizione con il rinnovamento di gran parte della squadra e il difficile addio ai cugini Diener, ma non è stato facile rimpiazzare gli idoli dei sassaresi. L’esperienza in Eurolega non è stata esaltante, in campionato è arrivata qualche sconfitta di troppo e ben presto è arrivato qualche fischio dagli spalti del PalaSerradimigni accompagnato da pesanti critiche sullo stile di gioco di Coach Sacchetti. A ciò hanno anche contribuito l’addio di Todic e Cusin, rimpiazzati in corsa dalla dirigenza sassarese, e qualche problema disciplinare di Sosa. La vittoria della Coppa Italia, in particolare la finale contro Milano, ha messo a tacere per un po’ queste voci, ma le stesse sono ricomparse a causa della discontinuità di alcuni giocatori e di alcune evitabili sconfitte.

Ma è dalla conquista dei playoff che è iniziato il vero e proprio miracolo sportivo, con le tre vittorie contro Trento, squadra ostica che due volte aveva battuto il Banco in stagione regolare, e la serie infinita contro Milano, chiusa solo in gara-7 nonostante il provvisorio 3-1.

La finale e questi playoff in generale sono stati l’esaltazione del gioco di Sacchetti: esplosivo, spensierato, con tanti alti e bassi, ma un’enorme libertà tattica e psicologica che permette ai giocatori di avere fiducia e di dare il meglio nei momenti decisivi. Lawal e Sanders hanno avuto una continuità impressionante, Logan e Dyson sono stati determinanti quando la palla pesava quintali e il nucleo di italiani, con Brooks, Kadji e Mbodj, è stato il perfetto collante.

 

Il Futuro – In casa Grissin Bon non è troppo difficile fare previsioni. Cervi sembra indirizzato verso Milano e Mussini ha già annunciato il salto in NCAA alla Saint John’s di New York. Drake Diener è dato in partenza e gli unici dubbi potrebbero riguardare gli acciacchi e l’età di Lavrinovic e Kaukenas, sebbene abbiano dimostrato di poter reggere, anche in condizioni precarie, fino alla fine di giugno. Sicuramente verrà sondato il mercato degli extracomunitari per un lungo e una guardia, in attesa delle decisioni estive dei due “vecchietti” lituani.

A Sassari, invece, sarà tutto più difficile. Lawal è in partenza per Barcellona (contratto da 3 milioni in 3 anni) e Sanders è tentato da diverse squadre turche. Logan pare avere trovato un accordo con la dirigenza sassarese per il prossimo anno ma, a causa del budget non ricchissimo, è abbastanza improbabile che si riesca a mantenere in Sardegna il gruppo degli americani. Coach Sacchetti, suo figlio Brian e Jack Devecchi hanno un contratto fino al 2018 ed è stato da poco ufficializzato l’accordo con Eyenga, ala congolese in uscita da Varese. L’ideale sarebbe portare in Sardegna qualche giocatore italiano di livello da affiancare al gruppo storico e ai lungimiranti colpi di mercato cui il GM Pasquini e il presidente Sardara hanno ormai abituato (e non è detto che, per una volta, non siano eccellenti riconferme).