Liberi ed eguali, senza distinzioni (o quasi)

principi

La nostra carta costituzionale, all’art.3, sancisce uno dei principi cardine non solo di ogni testo normativo del nostro paese, ma anche della Costituzione stessa: il principio dell’eguaglianza. Per questo ideale – sembra banale dirlo – la gente ha combattuto ed è morta. Per appiattire tutte le classi sociali, per uniformare tutti i cittadini davanti alla legge e nei rapporti far di loro, fu necessario un cambiamento epocale, quello della Rivoluzione francese. Dopo questa tappa fondamentale per la storia dell’uomo, del cittadino e della persona umana, per la prima volta vennero eliminate quelle barriere che dividevano una classe dall’altra. Il termine egualitè veniva pronunciato non più per rivendicazione, ma quasi sbandierato come la più straordinaria e impensabile delle vittorie.

 

Nel 1946-47, la nostra assemblea costituente, composta da uomini di cultura prima piuttosto che da politici, nello stilare una lista di dodici principi fondamentali, non poteva non fare i conti con questo. Infatti, così recita l’art.3.1: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinione politica, condizioni personali e sociali”.

E’ più di un semplice articolo. E’ più di una semplice accozzaglia di parole separate da una virgola. E’ un imperativo: questo non vuol dire che vieti qualcosa o proibisca qualcos’altro. Questo garantisce e promette che situazioni diverse siano regolate in modo diverso e che situazioni uguali, debbano essere trattate in modo uguale. Non bisogna discriminare o fare distinzioni per quanto riguarda alcune caratteristiche: l’esperienza fascista ha insegnato – in modo tutt’altro che semplice – che chi la pensava diversamente dal partito unico, doveva essere mandato al confino. La nostra costituzione non è altro che una negazione di tutto ciò che è stato, il divieto di tornare indietro non solo nei fatti, nelle azioni, nelle parole, ma anche nei pensieri. Che quell’ideologia possa sparire dalla mente del cittadino italiano.

 

Ha scosso la mia coscienza, l’essere venuto a conoscenza, pochi giorni fa, che lo stesso Gabriele D’Annunzio, uno dei precursori dell’ideologia fascista ( nonché idolo del “duce” ) nella sua breve  – e a mio avviso irrazionale – “reggenza del Carnaro”, abbia inserito nella carta costituzionale, redatta da Cesare De Ambris nel 1920, un articolo che non esiterei a definire “precursore” del nostro art.3. In particolare, al comma 2, recita: “Essa conferma, perciò, la sovranità collettiva di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, classe e religione”. Fa molto riflettere che un uomo di destra come lui, fosse tutto meno che razzista.

 

L’episodio di Macerata di qualche giorno fa, si ricollega facilmente a questo. Luca Traini ha sparato – ferendoli – su sei africani nel centro storico di Macerata. Il motivo che lo ha spinto a fare ciò, è di matrice razzista e discriminatoria, in particolare dopo l’omicidio della 18enne Pamela Mastropietro (probabilmente per mano di due nigeriani). In casa dell’attentatore, sono stati ritrovati cimeli fascisti, manifesti, bandiere e il “Mein kampf”, il che ci porta a pensare che si tratti di un militante neofascista, oltre che apertamente leghista. La città di Macerata ha risposto negli ultimi giorni con numerosi cortei contro il gesto, anche se fa molto riflettere specialmente sotto elezioni. Quel principio sopra enunciato, è ancora valido oggi? Siamo davvero tutti eguali, senza distinzioni, pregiudizi e discriminazioni di alcun tipo? George Orwell avrebbe risposto “Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni sono più eguali di altri” (La Fattoria Degli Animali, 1945).