L’ennesima estate fallimentare

La cronaca dell'ultima fallimentare sessione di calciomercato del Milan (e delle precedenti), raccontate da un tifoso.

Milan

È il 5 di settembre, il calciomercato estivo che ha tenuto banco in questa lunga e caldissima estate nello slalom tra Europei, Copa America ed Olimpiadi è appena finito, ed è tempo di bilanci per i tifosi: come ha lavorato la propria squadra? È riuscita a rinforzarsi per migliorare i risultati dell’anno passato? Si, tutte le squadre. Tutte tranne una, la mia. Si, perché se Juventus, Napoli, Roma ed Inter hanno riempito le pagine dei giornali con le loro trattative dal primo all’ultimo giorno, il Milan è stato praticamente dato per disperso dalla maggior parte degli addetti ai lavori.

Ormai non è più una novità. Dall’estate 2012, immediatamente dopo il primo scudetto di questa serie bianconera che sembra non voler finire, il Milan ha iniziato a smantellare quanto di buono costruito negli anni precedenti. Le cessioni estive di Ibra e Thiago Silva avevano scoperchiato un vaso di Pandora riempito da problemi economici e fragilità societaria che avevano lasciato i tifosi a bocca aperta, ignari che dietro l’ultimo scudetto del 2011 si celasse, invece, questa oscura verità. Avevamo lavorato male, malissimo. Da quel momento in poi tutti i tifosi Rossoneri, io per primo, siamo stati costretti a ripetere come un mantra ad ogni campagna acquisti le solite, maledette, cinque parole: “Non ci sono i soldi”. Realtà abbastanza complicata da accettare per una tifoseria così bene abituata nei trent’anni di presidenza Berlusconi. Dopo la dinastia Ancelotti, Massimiliano Allegri poteva essere l’uomo giusto, ma non è stato minimamente compreso, né tantomeno aiutato. Da quella maledetta estate ad oggi siamo a sei allenatori in due anni e mezzo: dall’esonero di Allegri nel gennaio 2014, passando per Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi e adesso Montella.

Questa estate è iniziata con lui, Vincenzo Montella, primo allenatore napoletano nella storia del Milan. Più che una scelta societaria, un parto: dall’esonero di Mihajlovic di questa primavera sono iniziate le voci sul suo successore, più o meno reali. Brocchi, Giampaolo, Montella, Pellegrini, Emery. Il tutto condito dalla trattativa per la cessione societaria, della quale per mesi non si è capito nulla, e di cui dopo la conclusione si è capito ancora meno. Per mesi non era ben chiaro CHI volesse il Milan, QUANTO fosse disposto a pagare per averlo, QUALE ruolo avrebbe avuto Berlusconi dopo la cessione, CHE percentuale sarebbe stata acquisita. Tanto che ad un certo punto venisse spontaneo chiedersi addirittura il PERCHÉ di tutto questo, ma tant’è. Si arriva a conclusione di una trattativa estenuante che vede, a sorpresa, Silvio Berlusconi uscire definitivamente dalla scena Rossonera dopo trent’anni quasi interamente meravigliosi. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa di magnifico per i tifosi Rossoneri, che già sognano il ritorno ai fasti di un tempo, ma purtroppo per loro dovranno attendere, come minimo un’altra sessione di mercato: è notizia di ieri sera, infatti, che il closing definitivo del passaggio di testimone avverrà entro dicembre, con i nuovi capitali cinesi che arriveranno in tempo per il mercato di riparazione di gennaio, sperando che i cinesi azzecchino il bonifico, parafrasando Montella.

Anche questo mercato, insomma, si compra qualcuno il prossimo. Magari sarà la volta buona che un giocatore seguito dal Milan alla fine sceglie effettivamente di indossare la maglia Rossonera, visto che ormai anche in termini di appeal la mancanza di Coppe Europee da giocare, unita alla quasi totale assenza di liquidità, spinge i giovani talenti ad accasarsi altrove e costringe il Club di Via Aldo Rossi ad accontentarsi di giocatori sul viale del tramonto, parametri zero e scarti vari, ammesso che al Milan vogliano venire. Magari sarà la volta buona che la nuova dirigenza si affidi a personale competente per il mercato e scelga strategie sostenibili e sensate, che non prevedano la vendita del giocatore con più gol all’attivo lo scorso anno e la conferma di Poli. Magari sarà la volta buona che il Milan torni il Milan, come tutti lo ricordano, che possa tornare nelle competizioni che più gli competono smettendo di essere “The Europe’s sleeping giant”, come un noto tabloid Inglese aveva titolato qualche settimana fa.

Ciò che è certo è che questa sessione di calciomercato, fortunatamente, si è conclusa. Posso tranquillamente assicurarvi che non vedevo l’ora, perché continuare a vedere le altre squadre rafforzarsi, mentre la tua resta ferma, accrescendo in te la consapevolezza che scivolerà ancora più in basso di quanto non abbia già fatto, non è mai facile. Ciò che resta facile, invece, è continuare a seguirlo questo povero Milan malato, anno dopo anno, pena dopo pena, con gli ormai consueti mainagioia settimanali che ci accompagneranno in questa stagione, le cui premesse non possono che essere disastrose dopo l’ennesima estate fallimentare, chiusa l’ultimo giorno con le notizie che annunciavano la possibilità di prendere Fabregas come ultimo colpo a colazione, diventato Wilshere all’ora dell’aperitivo, concretizzatosi in Mati Fernandez soffiato al Cagliari all’ultimo secondo per la serie: “A ciascuno i propri botti”. Eppure, mi rincuora sapere che in giro c’è un tifoso speciale che si aggira per gli stadi d’Italia con la cravatta gialla d’ordinanza a ripetere che siamo ULTRACOMPETITIVI, quasi ad auto convincersene.

Penso a questo Milan “Ultracompetitivo” e mi vien già da ridere. Ma in fondo forse, l’ironia potrebbe essere davvero l’unica arma per sopravvivere a questa stagione. E se ridiamo già dopo due sole giornate, per citare sempre quel tifoso speciale, “Siamo a posto così”.