Il primo candidato donna alla Casa Bianca con buone possibilità di entrarci deve inseguire il voto delle donne. Sembra strano, ma il problema di Hillary con l’elettorato femminile parte dalla sua storia personale: in molte l’avevano compatita per lo scandalo Lewinsky apprezzando la sua tenacia, altrettante ne avevano criticato il fatto che, pur di restare attaccata al potere, aveva deciso di non lasciare il marito. Avevano, in poche parole, criticato la sua “mancanza di autenticità”. Certo è che la Clinton è una donna capace di affermarsi così nella vita pubblica e sul lavoro, e questo la fa stimare dalle femministe della sua generazione. Alle più giovani però questo non basta: la vedono falsa, pronta a tutto per vincere una elezione, e non si appassionano a lei, non si sentono rappresentate.

I primi segnali erano emersi già in Iowa, dove l’84% delle elettrici sotto i 30 anni aveva scelto il vecchio senatore 74enne del Vermont, invece di quella che poteva essere la loro madre e madrina. Nel New Hampshire le percentuali tra le giovani erano rimaste grosso modo invariate, ma stavolta Sanders aveva vinto l’intero elettorato femminile.

Allora l’ex segretaria di Stato Madeleine Albright, aveva minacciato: “C’è un posto speciale all’inferno per le donne che non votano Hillary”.  La Clinton ha difeso l’intervento della Albright, affermando che “quello che stava cercando di fare era di ricordare alle giovani donne che la battaglia femminista non è ancora finita”.

Altra gaffe quella di Gloria Steinem, icona del femminismo americano, che è riuscita ad essere ancora più offensiva. In un’intervista TV ha spiegato la ragione per cui, secondo lei, molte ragazze vanno ai comizi di Sanders: “Quando sei giovane pensi: dove stanno i ragazzi? E i ragazzi stanno da Bernie”. In altre parole: le elettrici votano per il senatore perché ai suoi comizi si rimorchia. Dunque le giovani sono stupide e appoggiano Sanders proprio per i problemi che il femminismo vorrebbe risolvere; le anziane invece sono arrabbiate, e quindi stanno con Hillary.

La risposta più forte arriva con un tweet dalla modella Emily Ratajkowski, di certo l’ultima ad aver bisogno di cercarsi un fidanzato ai comizi: “io non sto con Sanders per i ragazzi. Io voglio che la mia prima presidente donna sia qualcosa in più di un simbolo”. Come a dire che la Clinton vale nulla sul piano politico, e il genere non è una ragione sufficiente per votarla.

La reazione a questo genere di affermazioni è stata immediata e prevedibile: si è accentuata la spaccatura generazionale fra le femministe di ieri e quelle di oggi. Di certo l’ultima cosa di cui aveva bisogno la prima candidata donna con una chance di arrivare alla Casa Bianca. Hillary infatti vorrebbe unire tutto l’elettorato femminile non solo per il suo evidente valore simbolico, ma perché la sua elezione consentirebbe di promuovere politiche utili alle donne.

L’establishment femminista è comunque rimasto legato alla Clinton, perché dà garanzie su temi come l’aborto o la parità retributiva con gli uomini, ma il suo consenso è garantito solo sopra i quarant’anni. Sotto quella soglia nulla è poi così sicuro. Consapevole della sfida, il suo staff ha cercato di mostrare la candidata come un alfiere dei diritti delle donne, modificando i suoi discorsi per mettere in evidenza proprio questo aspetto. Hillary quindi continua a spingere sui temi delle donne come il diritto di abortire, la parità retributiva, l’aspettativa pagata quando nasce un figlio, nella speranza di riconquistare il gruppo elettorale che rappresenta il 53% del paese e farsi portare fino alla Casa Bianca.

Come prevedibile, il fatto di essere donna si è rivelata un’arma a doppio taglio per Hillary Clinton, ma non per la ragione che sarebbe stato ovvio aspettarsi, non per colpa dei maschi maschilisti. Per molte attiviste, infatti, l’elezione della Clinton non sarebbe altro che il logico passo successivo nella loro decennale battaglia; molte ragazze, invece, hanno respinto l’idea di doversi in qualche modo sentire obbligate a votare per Clinton semplicemente perché è una donna. Sanders ne ha ovviamente “approfittato” e, tentando di erodere sempre più il consenso della ex first lady, si è distinto per la sua battaglia contro la disuguaglianza salariale, mostrandosi comunque come un valido candidato femminista.