L’altra faccia di Orson Welles

È su Netflix “The other side of the Wind”, opera postuma del genio Orson Welles

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“Sentite, qualunque cosa dovesse succedermi, voglio che mi promettiate che porterete a termine il film per me” disse una volta Orson Welles.
“Orson, non dire così, non ti capiterà un bel niente. Finirai il tuo film” replicò Peter Bogdanovich.
“Lo so. Ma se dovesse succedermi qualcosa, mi promettete di finirlo?”. Lo guardava fisso negli occhi. “Solo questo, ora andiamo avanti”.
La conversazione ebbe luogo sul set del film “The other side of the Wind”, girato tra il 1970 e il 1976 da Orson Welles, appunto. Come è spesso accaduto nella sua carriera, la produzione venne sospesa molte volte a causa dei finanziamenti che venivano a mancare. Il progetto fu quindi accantonato dopo la morte del regista. Ma c’è qualcuno che non ha mai dimenticato, in tutto questo tempo, di una certa promessa fatta anni prima. Una promessa fatta guardando il diretto interessato dritto negli occhi. E alla fine, l’ha mantenuta.

Come anticipato, grazie alla perseveranza di Bogdanovich (regista e critico cinematografico, nonché amico di Welles) e ai finanziamenti di Netflix (che ha acquistato i diritti per la distribuzione del film), dopo quasi mezzo secolo dall’inizio del progetto, il 2 novembre 2018 vede la luce (e dove se non su Netflix?) l’opera, finalmente completata. Un film all’avanguardia, fortemente onirico, che racconta la storia di un regista (alter ego dello stesso Welles) intento a dirigere il suo ultimo lungometraggio, che non rinuncia a riflessioni sull’esistenza, su Dio, sul vento. Film nel film, cinema nel cinema. Il rapporto fra regista e attore, ma anche fra Dio e l’uomo. Fellini raccontò il cinema in “8 e mezzo”, Orson Welles in questa lungimirante opera. “Va bene prendere in prestito dagli altri, basta non farlo da se stessi” afferma il protagonista del film. Un personaggio ispirato ad Hemingway, sia nel modo di concepire la sua arte, che nel modo di vivere, con la sua barba bianca, il bicchiere sempre colmo (di scotch) e il sigaro – rigorosamente cubano – sempre acceso al lato della bocca.

Ma scusate, forse non ho fatto le debite presentazioni. Orson Welles è stato una delle più brillanti menti ad aver utilizzato una macchina da presa. Dopo uno scherzo radiofonico, con il quale fece credere che stesse avvenendo uno sbarco di extraterrestri ostili nel territorio americano, gli fu proposto un contratto come regista : “Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood”. E a soli 26 anni realizzò “Quarto potere”(1941), ritenuto da molti esperti uno dei più grandi film di sempre. Ma, come spesso accade, la sua intera carriera fu vessata dalla continua ricerca di fondi per i suoi film e che probabilmente gli impedì di realizzarsi appieno.
Un altro grande artista con le iniziali O.W. (e chi se non Oscar Wilde?) sosteneva che “Il pubblico è stupendamente tollerante: perdona tutto. Tranne il genio”. E infatti, neanche il genio di Welles fu mai perdonato. Ma, certamente, compreso.