La vecchia storia di Anchise ed Enea

Nel XII secolo avanti cristo, agli albori della civiltà occidentale, secondo la letteratura, le testimonianze storiche, i miti che ci restituiscono il panorama culturale e sociale di un’epoca straordinariamente lontana dalla nostra, Enea, fuggendo da una Ilio devastata dalle fiamme, partì verso una nuova terra oltre il mare, alla volta delle coste italiane.
Nel farlo, assieme al figlio Ascanio, egli avrebbe portato con sé, le anziane braccia attorno al collo giovane, anche il vecchio padre Anchise.
Una decisione, quest’ultima, non banale, e forse persino in contraddizione con il modello allora dominante, improntato alla valorizzazione della vigoria fisica tipica di un mondo guerriero.
Un modo di sancire una fino a qui momento inedita alleanza tra la generazione passata, quella presente e quella futura; attraverso un Patto che, di fatto, si trova ad essere alle origini di quel viaggio tanto famoso, lungo, difficile, fortunato.

Oggi, a distanza di oltre 3000 anni da quella prima lungimirante Intesa, dovrà essere Il vecchio Anchise a trovare la forza di prendere sulle sue spalle il futuro di Enea, Ascanio e dei loro figli.
il tema del rapporto tra le generazioni si ripropone in tutta la sua simbolicità e concretezza.
Come modello alternativo a quello attuale, basato su una crescita slegata dal perseguimento della giustizia sociale tra le generazioni e gli individui, e dal rapporto tra questi ultimi e l’ambiente che abitano. Non più efficiente, non più dominante, non più sostenibile.
Quanto detto fino a questo momento pone Anchise davanti alla sfida della creazione di un mondo nuovo, costruito sulla base di un nuovo Geist der Zeit (Spirito del Tempo), in cui la generazione presente sia vogliosa e capace di prendere sulle proprie spalle il peso gravoso del futuro delle generazioni dei loro figli e dei figli dei loro figli; seguendo le linee della forma di uno sviluppo economico che possa essere compatibile con la necessaria salvaguardia dell’ambiente per le generazioni future, appoggiandosi almeno in parte sulla così detta Green Economy.
Tanto più che l’attuale assetto economico ha già cominciato ad evidenziare problemi riscontrabili non solo in una minore capacità di produrre riccdistribuirla in maniera equa, ma anche in un progressivo processo di degenerazione ambientale.
A pagarne il prezzo sono tutti, anche se coloro i quali risultano maggiormente danneggiati appartengono spesso alle fasce più deboli della popolazione nazionale, europea ed internazionale.

Sarà decisiva la capacità della nostra specie di riuscire a vivere in maniera equa e dignitosa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali e senza alterare la loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alla nostra attività di produzione.
E non sappiamo ancora se Anchise avrà la volontà, il coraggio, la forza di farlo.
A proposito, siamo noi Anchise.