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Il mercato di riparazione, o Sessione Invernale di Calciomercato, si è chiuso lasciando aperti diversi interrogativi riguardanti la competitività e la serietà del nostro calcio. Mentre la Premier League inglese ha dominato le trattative con colpi altisonanti, Spagna e Francia possono vantare i milioni provenienti dalle floride casse di top club quali Barcellona, Real Madrid e PSG. Persino la Bundesliga ha ormai surclassato il campionato italiano, con operazioni importanti che potrebbero aver ristabilito l’equilibrio nella corsa al secondo posto (dietro un Bayern Monaco vincitore già a febbraio).

Il campionato italiano, la nostra Serie A, è invece rimasta a guardare. La prima squadra della classifica, il Napoli di Sarri, non è riuscito a portare a termine nemmeno uno dei tre obiettivi di mercato (Verdi, Younes e Politano). La Juventus, invece, con un organico di primo livello, si è limitata ad operazioni minori, cercando di garantirsi le prestazioni sportive dei possibili campioni di domani. Da Inter e Lazio, inoltre, solo piccoli squilli (Rafinha e Caçeres) che non hanno sicuramente soddisfatto Spalletti e Inzaghi, ma che hanno permesso di allungare, seppur di poco, le due panchine.

La Roma è un caso a parte. Baldissoni, ai microfoni di Radio24, ha spiegato che i costi della società superano nettamente i ricavi e questo crea il bisogno e la necessità di fare plusvalenze quando se ne presenta l’occasione. In attesa di un main sponsor e della costruzione dello stadio, dunque, la società giallorossa ha il dovere di ascoltare qualsiasi proposta per i propri tesserati. La situazione attuale, però, implica una sensazione di costante oblio, dove i tifosi vedono i loro giocatori preferiti essere venduti nell’arco di una o due stagioni, impedendo (nonostante il secondo monte ingaggi del campionato) di essere costantemente competitivi ad alti livelli.

Competitività che è mancata nel girone di andata al faraonico Milan dei nuovi proprietari cinesi, che dopo una campagna acquisti estiva da capogiro hanno deciso di non mettere mano al portafogli durante questo gennaio. Come d’altronde hanno fatto Atalanta, Sampdoria e Torino, che si sono limitate a piccole operazioni.

La sensazione generale, quindi, è che il mercato invernale, almeno in Italia, sia stato un mercato “di passaggio”, forse negativamente influenzato dall’incertezza di una Federazione allo sbando. Il commissariamento della FIGC, infatti, non può certo invogliare agenti e procuratori ad intavolare trattative con i club italiani, che sembrano in balia di una tempesta politica e mediatica che si protrae dalla sera della sciagurata debacle di San Siro contro la Svezia.

Però non si dovrebbe cadere nella facile tentazione di puntare il dito contro il nostro Sistema Calcio, senza prima affrontare il vero problema che sta uccidendo il nostro mercato calcistico. Il vero killer è un fattore esogeno, nato e cresciuto all’interno della sede della UEFA sotto il controllo dell’ormai ex-presidente Michel Platini: il Fair-Play Finanziario.

Una regola che obbliga le società al pareggio di bilancio, giustificandosi con l’onorevole intento di appianare le differenze tra i club più facoltosi e quelli più poveri, garantendo una competizione più avvincente a livello continentale. I risultati, però, sono stati disastrosi. I campionati dove i diritti televisivi vengono venduti a cifre record (Premier League, La Liga e ultimamente anche la Ligue 1 francese) presentano oggi un livello di competizione elevatissimo, grazie a patrimoni esorbitanti delle società. Per spiegare esaustivamente: il Watford risulta avere più soldi del Napoli e della Roma, e può quindi investire una cifra importante per Deulofeu, in uscita dal Barcellona.

Il Fair-Play ha portato il calcio europeo a essere sempre meno “Fair”. I campionati maggiori sono già chiusi a Natale (Barcellona, Manchester City, PSG e Bayern hanno ormai vinto nelle loro nazioni), mentre la Champions è una questione tra 8 squadre, come dimostrano i risultati “rotondi” delle partite dei gironi. Alle povere squadre di seconda fascia, qualora riescano a sopravvivere, viene lasciata la competizione “minore” dell’Europa League, con la chimera di effettuare anch’esse la stessa ascesa dell’Atletico Madrid di Simeone.

Il calciomercato si è chiuso, lasciandoci delusi e amareggiati, con molte domande e poche risposte. Forse per sognare dovremo aspettare il prossimo giugno, ma per squadre che oggi sono allo sbando e che non sono state “riparate” col mercato, mai come in questo momento sarebbe adeguato riprendere le parole di Lorenzo Il Magnifico: “Di doman non c’è certezza”.