La Baronessa di Carini

Un delitto risolto 447 anni dopo

Un delitto risolto 447 anni dopo

La calda Sicilia nasconde da sempre numerosi dilemmi, come quello che riguarda la parola “arancino” o “arancina”, e diverse leggende popolari che incorniciano i paesaggi di questa terra stupenda.

Il paese di Carini, in particolare, ha conservato negli anni la sfortunata storia della baronessa di Carini, Laura Lanza, tramandandone molte versioni. Laura, primogenita del barone Trabia, visse con la sorella e i due fratellastri nel loro palazzo di Palermo. A soli 14 anni andò in sposa al sedicenne don Vincenzo II, figlio del barone di Carini Pietro III, in un matrimonio dettato solo da ragioni economiche. La festa di matrimonio durò un mese, coinvolgendo invitati da tutta la Sicilia.

Laura diede alla luce 8 figli, ma nonostante la gioia che questi le potessero dare, la donna era legata ad un uomo che non amava e costretta a conviverci. Ella era da sempre innamorata del cugino del marito, Ludovico Vernagallo, che conosceva da tempo e ammirava per la bellezza e capacità nel gestire gli affari, sebbene privo di titoli nobiliari.

I due giovani, come dei ladri, si ricavavano pochi momenti della giornata per poter stare insieme, con la paura di essere scoperti ma la voglia di vedersi anche solo per un attimo.

Nonostante fossero diventati abili a nascondere il loro sentimento, un giorno i due amanti vennero scoperti dal padre di lei, che li uccise nella stanza in cui erano stati trovati. Laura, poco prima di morire, toccò la ferita che aveva in petto appoggiandosi poi alla parete della stanza, dove vi lasciò la sua impronta.

Un canto popolare racconta della tragica storia della baronessa con queste parole:

“Vurria ‘na canzunedda rispittusa, chiancissi la culonna a la me casa; la megghiu stidda chi rideva in celu, anima senza cappottu e senza velu; la megghiu stidda di li Serafini…povira Barunissa di Carini!”.

Un delitto risolto 447 anni dopo

Solo 447 anni dopo però, attraverso numerosi studi condotti per volere del sindaco di Carini, si scoprirà che la verità non è quella tramandata dalla leggenda secolare.

Ebbene, i due amanti si conoscevano già da piccoli ed entrambi erano già da allora fortemente innamorati. Dopo l’annuncio delle nozze, Ludovico decise di andare via dal castello, lasciando Laura ad occuparsene mentre il marito e il suocero erano sempre lontani per affari.

La lontananza permetteva ai coniugi di condurre due vite separate, Vincenzo con altre donne, e Laura con Ludovico, che nel frattempo era tornato. Dunque, la loro storia non era totalmente nascosta, anzi, molte ancelle e servitori del castello erano a conoscenza del loro amore, tanto da aiutarli spesso.

Il delitto commesso quella notte non fu per onore perduto di un padre che vide la figlia con l’amante, invece che con il marito. Il motivo che mosse il padre di Laura all’omicidio fu invece economico, visto che la Lex Iulia di quel tempo affermava che, in caso di adulterio, Vincenzo avrebbe potuto prendere metà del patrimonio dell’amante.

D’accordo con il padre della ragazza, Vincenzo fece finta di scoprire i due a letto insieme, quando in verità conosceva questa relazione da tempo e gli era indifferente, date le numerose donne che aveva anche lui al di fuori del castello.

Il barone Trabia decise dunque di uccidere la figlia per appropriarsi della sua dote, diseredando successivamente tutti i figli che la donna aveva avuto, in modo da non doverla dividere.

Il mistero che avvolge la storia della baronessa di Carini ha da sempre affascinato le generazioni. Ad aumentarne la fama si sono aggiunti i due sceneggiati Rai “L’amaro caso della baronessa di Carini” del 1975 e “La baronessa di Carini” del 2007 con Vittoria Puccini e Luca Argentero nel ruolo dei due protagonisti.

Per concludere, ci tengo a ringraziare la mia amica e compagna di collegio Claudia (Gibi) per avermi consigliato questa stupenda leggenda e le mie consigliere Ylenia (La Première) e Roberta (La cinesina)