L’Irlanda approva i matrimoni gay. E l’Italia?

Approvato con oltre il 60% dei voti favorevoli l’emendamento alla costituzione per permettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso in Irlanda. Ancora una volta, hanno vinto la tolleranza e l’uguaglianza.

La cattolica isola del nord Europa ha approvato i matrimoni paritari con un’alta percentuale di voti favorevoli e una partecipazione elevata. Referendum molto sentito dagli irlandesi, tanto che migliaia di emigrati sono rientrati nel proprio paese solo per votare ed esprimere il proprio supporto, e l’ hashtag #hometovote è diventato un trend.

Il più felice, sicuramente, è stato il ministro per l’uguaglianza, Aodhán Ó Ríordáin, che con un tweet entusiasta e spontaneo ha annunciato la vittoria del sì: «Ireland hasn’t just said Yes… Ireland has said “FCK YEAAHHH”».

L’Irlanda va così ad aggiungersi alla lista di paesi che hanno approvato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, diventando il tredicesimo paese europeo a farlo. Fatto degno di nota è che per la prima volta nella storia questo genere di decisione viene presa dalla popolazione stessa del paese in un referendum costituzionale, una cosa mai accaduta in passato.

Se da un lato questo viene salutato da molti come grande esempio di civiltà, bisogna essere cauti: non sempre il referendum è lo strumento giusto per concedere diritti a una minoranza. Sebbene sembri ideale e goda di un certo fascino “popolare”, se usato in maniera impropria o in un momento storico non favorevole, il referendum può rivelarsi in realtà un pericoloso espediente con cui legittimare l’oppressione e l’intolleranza. Il voto popolare rischia di discriminare le minoranze imponendo l’inappellabile decisione della maggioranza. Una vera democrazia liberale in uno stato di diritto deve garantire la tutela delle minoranze e delle pari opportunità, impedendo che vengano oppresse dal volere “dittatoriale” della maggioranza.
Basti ricordare il referendum del 2013 in Croazia, che ha modificato la costituzione stabilendo definitivamente che il matrimonio può essere soltanto fra uomo e donna, ponendo di fatto un divieto costituzionale ai matrimoni paritari.

Nel caso dell’Irlanda però, non si è trattato di una scelta politica ma di un’esigenza normativa – la legge irlandese impone che per modificare la Costituzione si passi necessariamente per la consultazione referendaria. Una regola che, per fortuna, non ha impedito a questo Paese di fare un enorme passo avanti sul fronte dei diritti civili, considerando che si tratta di un paese a maggioranza cattolica, in cui la Chiesa ha una forte presa sul sistema scolastico, dove l’aborto è illegale (eccetto rari casi), e nel quale fino al 1993 l’omosessualità era un reato (e forse sarebbe rimasto tale più a lungo, se non fosse stato per la Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha imposto il cambiamento).

Mentre altrove si approvano matrimoni paritari, in Italia ancora si discute sulle unioni civili, ed è l’unico paese dell’Europa occidentale ancora completamente privo di una regolamentazione in materia. La comunità LGBT italiana è in attesa da decenni di avere un riconoscimento da parte del legislativo, mentre i giudici e sindaci sopperiscono a questa mancanza come possono.

Seppur Renzi si è mostrato un po’ titubante su questo fronte, è in discussione in questi mesi il disegno di legge Cirinnà, che prevedrebbe le unioni civili tra persone dello stesso sesso, la stepchild adoption, e una quasi piena parità a livello di diritti e doveri “coniugali”. La grande differenza con un vero matrimonio, oltre che nel nome, starebbe quindi nell’ adozione, che rimarrebbe prerogativa delle coppie etero. Il disegno di legge, per ora approvato solo in commissione giustizia al Senato, ha ricevuto ben 4200 proposte di emendamenti, quasi 300 dei quali presentate da Giovanardi (di NCD, e quindi in coalizione con il PD al governo). Il destino di questa ennesima proposta è quindi tutt’altro che certo.

L’Italia, per ora, rimane fanalino di coda sul fronte dei diritti civili. E la stessa proposta Cirinnà lascia insoddisfatti i rappresentanti della comunità LGBT italiana:
«La verità è che la proposta sulle unioni civili è già una soluzione superata. Da un lato, infatti, la norma risolverebbe molti problemi pratici delle coppie same sex, dall’altro lato, però, la norma sancirebbe la discriminazione assegnando uno status inferiore alle coppie omosessuali a cui resterebbe precluso il matrimonio, l’adozione e percorsi veri e seri di riconoscimento della genitorialità e di accesso alla procreazione medicalmente assistita.», ha dichiarato per noi di 360° Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, ed ex studente della LUISS «Il referendum irlandese dimostra che la piena e completa equiparazione dei diritti non è affatto incompatibile con il sentimento di un popolo considerato tra i più legati alla tradizione, anche religiosa e cattolica, quindi davvero rende del tutto incomprensibile la timidezza e l’approccio compromissorio con cui il tema continua ad affrontarsi nel nostro Paese.» ha aggiunto.

Il cambiamento è inevitabile, e prima o poi toccherà anche all’Italia. Tuttavia, quando si tratta di estendere dei diritti a tutti, forse sarebbe meglio farlo prima che poi; e anche come si deve non guasterebbe.