Indie’s Post #9: I Cani

I Cani ci guidano alla scoperta di Roma

La musica unisce. Le testimonianze della veridicità di quest’affermazione risalgono alla notte dei tempi. La musica univa nei riti sacri, in guerra, ed univa i matematici pitagorici. Grazie al lavoro di Aristosseno di Taranto, primo scrittore di teoria musicale della storia, la musica ha iniziato ad unire anche persone semplicemente accomunate dallo stesso gusto, e non solo dallo svolgimento di un medesimo compito.

Passando per teatri, chiese e grammofoni, si arriva ad oggi.

Oggi la musica è ovunque, tutti la ascoltano e tutti la conoscono. Probabilmente non esiste persona al mondo che non sia capace di cantare almeno una canzone a memoria. Stando a questo ragionamento, dovremmo essere tutti uniti. Ma, naturalmente, non è così.

Perché, se è vero che la musica ha il potere di unire, il genere di musica che riesce ad affermarsi ha il potere di distinguere. Gli esempi più lampanti di questa situazione sono il blues, genere musicale che esprime la cultura e la vita degli schiavi neri in America, e il punk, che ha raggruppato sotto quelle batterie in quattro quarti e quelle chitarre distorte tutti i ragazzi che sentivano di volersi ribellare contro un sistema autoritario e capitalista. Potrei anche citare il reggae, il rap, il rock, ma immagino il concetto sia piuttosto chiaro.

Il genere musicale, dunque, è a mio parere “arma di distinzione di massa”. E l’indie italiano è diventato tale grazie a I Cani, gruppo romano capitanato da Niccolò Contessa. Gli artisti, infatti, sono riusciti in relativamente poco tempo a dettare nuove regole della musica, creando una tendenza, una moda, nel modo più ovvio ed efficace che esista: essendo semplicemente loro stessi.

Ciò che fanno naturalmente non è privo di influenze del passato, ma hanno senza dubbio saputo attingere dai migliori: l’uso costante e caratteristico del sintetizzatore, ad esempio, trae spunto direttamente dai Baustelle e da Franco Battiato; le linee di basso e batteria sono un leggero eco del brit pop di inizio 2000; e la costruzione dei testi si va ad incastrare perfettamente nel contesto in cui operano, ossia l’inizio di un indie rivolto agli ascoltatori pop.

Sulle parole, tuttavia, è opportuno soffermarsi, poiché ritengo Contessa un genio indiscusso del songwriting. All’interno dei vari album le influenze cambiano, si passa dal rock ad un synth pop che, definendosi sempre di più, arriva a sfociare nell’ultimo capolavoro, Aurora. Tra le varie immagini che ci vengono raccontate, tuttavia, possiamo definire sommariamente gli argomenti proposti al pubblico, in primis una divertente satira contro gli adolescenti romani, alcuni dei quali sono convinti che essere più tormentati ed ostentare tristezza equivalga a distinguersi in positivo e risultare più intelligenti. Ovviamente così non è, e I Cani ce lo spiegano in Hipsteria, il loro primo singolo, e in Asperger. I pariolini di diciott’anni e Le coppie sono altri ottimi esempi di questa satira sulla gioventù di Roma. Poi c’è la vita della classe lavoratrice, nella cui narrazione non manca naturalmente un pizzico di ironia tipica di Contessa. Velleità ci racconta ad esempio in che modo la gente che ormai deve quotidianamente affrontare responsabilità come lavoro e famiglia tenti di ancorarsi a ciò che era, riempiendo le giornate con velleità e passioni continuamente nuove.

Ma probabilmente potrei riassumere quest’intero punto citando le prime parole di Storia di un impiegato, traccia che dal titolo fa pensare a De Andrè, maestro del cantautorato, e che nel testo contiene una citazione di Gennaio dei Diaframma – gruppo post punk anni Novanta guidato da Federico Fiumani – ossia il verso “Parte dei soldi li spesi in assoluta allegria”. Dunque, le prime parole di questa traccia sono: “In vacanza un’estate ho scoperto / che esiste gente che fa i concorsi / e non concorsi tipo Premio Tenco / ma concorsi tipo in Ministero”. Si giunge quindi al terzo grande campo di interesse del gruppo: l’amore disincantato, fatto di sguardi, di realismo, e di speranza che in un mondo che si muove come una macchina ci sia ancora posto per un’emozione così pura. Lo vediamo in Il posto più freddo, brano dall’incredibile profondità, che narra una solitudine tormentata e costante che si interrompe soltanto nei brevi momenti in cui il protagonista si sente innamorato. Nella traccia Questo nostro grande amore abbiamo un perfetto riassunto di questo concetto, poiché l’amore è inserito in un mondo che ormai si muove soltanto con l’economia, e dunque è necessario che i due elementi di incastrino in modo ottimale.

Inutile spiegare che non sarebbe esaustivo né corretto ridurre i testi de I Cani a queste tre grandi categorie, dal momento che hanno davvero molto da raccontare, e non si accontentano mai di ciò che hanno fatto, ma continuano a sperimentare, a scrivere, a provare.

Si può dire che, grazie al gruppo di Contessa, scrivere testi e creare suoni oggi sia ben diverso dal passato. Infatti, come già accennato, a loro va riconosciuto il merito di aver apportato una forte innovazione alla musica italiana, rendendo un vero e proprio fenomeno discografico quello che prima era un fenomeno di nicchia, rappresentato dai Verdena, dai Baustelle e da pochi altri gruppi.

In conclusione, I Cani sono uno dei migliori gruppi nel panorama indie, e senz’altro sono coloro che hanno dato il maggiore contributo a questa grande nuova tendenza.