“Il Pacifico è abbastanza grande per le nostre due nazioni”. O forse no.

11 novembre, giornata di punta del Vertice APEC.

Obama, Putin, Xi e Abe.
Sono questi i nomi dei grandi leader che si sono riuniti a Pechino dal 5 all’11 Novembre in occasione del vertice APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), un organismo nato con lo scopo di favorire la cooperazione e la crescita economica, il libero scambio e gli investimenti nell’area asiatico-pacifica.

In vista del vertice, la Cina ha voluto accogliere i leader mondiali con danze, fuochi d’artificio e una scenografia curata nei minimi dettagli da specialisti e dallo stesso Xi Jinping in persona.
Una accoglienza che è venuta a costare circa due miliardi di euro, cifra che attualmente solo la Cina può permettersi di spendere.

A sorprendere è stata però la presenza di Abe, l’attuale premier giapponese, in contrasto con la Cina da diverso tempo soprattutto a causa dell’incidente diplomatico legato alla questione delle isole che Tokyo chiama “Senkaku”, isole che Pechino rivendica dai primi anni Settanta con il nome “Diaoyu” per la scoperta di loro reperti sottomarini.

Nonostante tutto però, l’incontro tra i due comincia con una stretta di mano “forzata”, seguita da un colloquio di quasi mezz’ora, dove Cina e Giappone “hanno affermato di rimanere in disaccordo”. Hanno inoltre stabilito una sorta di “meccanismo di comunicazione marittima”, una linea diretta tra i due capi di Stato per prevenire qualsiasi conflitto nel Mare Cinese Orientale. La precauzione è stata presa data la vicinanza dei due Paesi che, sostiene Xi, “devono (comunque) avere rapporti stabili e sani – così come chiede lo spirito cinese – e si deve usare la storia come specchio per guardare al futuro”.

Presente al vertice anche il Presidente Obama, non accolto nel migliore dei modi dai giornalisti cinesi che lo hanno definito non solo “il presidente sconfitto alle ultime elezioni”, ma anche “inefficace e deludente”. Obama, infatti, dovrà affrontare gli ultimi anni di mandato da “Lame Duck”, senza cioè una chiara maggioranza che appoggi le sue riforme.

Ha ricordato poi alla Cina e alla stampa (cinese e internazionale) la potenza della leadership americana elencando, puntigliosamente, tutti i dati che riconfermano l’America come prima potenza mondiale, sottolineando inoltre di voler inserire nei trattati strumenti nuovi per favorire “i diritti umani, la protezione del lavoro, la sostenibilità ambientale, la libertà di stampa e la tutela della proprietà intellettuale”. Si è dichiarato favorevole poi ad un’ascesa della Cina, a patto che questa sia pacifica, cogliendo l’occasione per difendere il nuovo trattato di libero scambio nell’area del Pacifico (Trans Pacific Partnership o TPP), da cui però la Cina è esclusa. Proprio su questo punto, Xi ha voluto rispondere con una nuova intesa di scambi con la Corea del Sud, da sempre alleata degli USA.

Concludendo, Obama ha voluto annunciare un’importante liberalizzazione dei visti per facilitare l’accesso negli Stati Uniti ai viaggiatori cinesi. E’ stato attestato infatti, che cento milioni di cinesi sono quelli che hanno viaggiato l’anno scorso ma soltanto il 2% si è recato negli USA.
Un’altra presenza importante è stata però sicuramente quella di Putin, che con Obama ha scambia solo “convenevoli saluti”, senza soffermarsi a discutere di “temi caldi”. Con la Cina invece, la Russia ha concluso un nuovo accordo, questa volta per lo scambio di gas naturale atto a rinforzare quello siglato la primavera scorsa, aggiungendo circa 30 milioni di metri cubi a quelli che Xi si era impegnato ad acquistare.
Infine, Xi Jinping ha spiegato che gli investimenti cinesi all’estero raggiungeranno 1,25 trilioni di dollari, triplicando le importazioni.

Verso la chiusura del vertice, il leader ha proposto/imposto ai 21 membri dell’APEC l’istituzione di una rete soprannazionale anticorruzione (ACT-NET) che comporterà l’estradizione di funzionari corrotti e lo scambio di informazioni nel segno della trasparenza.
Il vertice si è concluso disponendo circa 40 miliardi di dollari per la costruzione della nuova “Via della Seta”, ossia una linea di commercio composta di ferrovie, strade e gasdotti: si tratta del “sogno cinese” che vuole contrastare il “Pivot to Asia” di Obama.

Con gli ultimi avvenimenti, la Cina sta di fatto chiedendo agli USA di riconoscere il suo ruolo di “super potenza” e di tutta risposta la strategia degli USA sembra essere quella di spingere Pechino a cogestire le grandi questioni internazionali.

Il Pacifico quindi, sarà “abbastanza grande per le due nazioni”, come sostiene Obama?