Il newsmaking secondo Francesco Giorgino

Il 23 marzo il giornalista ospite di Culturama

Il prossimo 23 marzo il professor Francesco Giorgino sarà ospite di “Culturama”, il festival di giornalismo realizzato dagli studenti di “360°- Il giornale con l’Università intorno”. Giorgino, giornalista professionista dal 1993 e conduttore dell’edizione delle 20 del Tg1, è anche professore universitario presso la Sapienza e la Luiss di Roma. È proprio presso la nostra università che Giorgino tiene il corso interdipartimentale di “Newsmaking”, termine che identifica il processo che porta alla produzione di una notizia da parte degli attori dell’informazione, attraverso le fasi di selezione, gerarchizzazione, trattamento e tematizzazione. Come dire che non tutto ciò che accade è notizia, cioè non tutto viene portato all’attenzione del pubblico.

Il professor Giorgino è dunque una guida nell’apprendimento di questa materia non soltanto per i suoi studenti, ma anche per chiunque ne sia affascinato grazie al suo ultimo libro: “Giornalismi e società. Informazione, politica, economia e cultura”, edito da Mondadori Università. In questo volume, l’autore parte dall’analisi dei paradigmi del mondo dell’informazione (newsmaking, agenda setting, framing), soffermandosi ampiamente sui rapporti e le interconnessioni tra informazione da un lato e politica, economia e cultura dall’altro. Vengono svolte accurate analisi sul ruolo sociale che ricopre l’informazione: analisi quanto mai fondamentali in un periodo di crisi del giornalismo, soprattutto della carta stampata. Perciò le interconnessioni tra il mondo dell’informazione e gli ambiti sopra citati possono aiutare a ragionare sull’evoluzione della professione giornalistica e sulle soluzioni che si possono trovare ai numerosi problemi concernenti l’informazione. Criticità che riguardano anche la pervasività dei social network (Facebook e Twitter in primis) nel dare notizie talvolta prima delle agenzie di stampa oppure nel diffondere informazioni false (le cosiddette bufale). In questo contesto diventa ancora più centrale il ruolo di mediatore da parte del giornalista, che deve attenersi nel miglior modo possibile a quella che è la realtà dei fatti.

Giorgino insiste quindi sulla necessità e sull’esigenza di avere un giornalismo di qualità in un mondo sommerso da “overloading informativo” e che sappia combattere efficacemente la crisi di credibilità dell’informazione. Per spiegare meglio il suo ragionamento, l’autore si concentra anche sulla triangolazione soggettività-oggettività-obiettività del giornalismo. Sono quattro le tesi sostenute da Giorgino nel suo libro: la prima è che resta esclusiva la capacità dell’informazione e di chi fa informazione di ricercare, indicare e perseguire l’orizzonte di senso da garantire al pubblico; la seconda è che bisogna puntare sulla qualità dell’informazione, se si vuole aumentare il livello di democrazia di un Paese; la terza è che l’informazione deve ricoprire la funzione di arbitro tra politica ed economia, tenendo a freno la finanza, che tende a prevaricare il processo decisionale; la quarta è che l’acquisizione di conoscenze da parte del pubblico coincide in gran parte con la fruizione di contenuti mediali dilatando, il tal modo, la responsabilità dei mezzi d’informazione e il ruolo da mediatore del giornalista. In conclusione, nel Ventunesimo secolo, di fronte alla rappresentazione di alcune delle grandi questioni attuali della sfera pubblica, come la vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane, la crisi economica mondiale, le dimissioni di Renzi in seguito al referendum costituzionale, il conflitto magistratura-politica (tutte questioni affrontate nel libro), c’è la necessità di comprendere come si forma la notizia e perché alcuni eventi vengono assurti al rango di notizia. Ad ogni modo, la questione cardine è: il giornalismo serve ancora?