Il massacro dei terroristi a Dacca

Nuova strage del fondamentalismo islamico

Dacca

Sartre diceva: “Basta che un uomo odi un altro perché l’odio vada correndo per l’umanità intera.”

A quanto pare uno dei padri dell’Esistenzialismo aveva ragione: solo pochi giorni fa abbiamo parlato dell’attentato all’aeroporto di Istanbul e ora ci ritroviamo a parlare di una nuova strage avvenuta nella città di Dacca, capitale del Bangladesh.

Nella serata di venerdì 1 luglio, alcuni uomini armati (si parla di 8-9 persone) hanno fatto irruzione nel caffè-ristorante “Holey Artisan Bakery” situato nella zona diplomatica della città, a circa 200 metri dall’ambasciata d’Italia, e dunque ritrovo di stranieri e persone della middle-class. Secondo i racconti di alcuni testimoni, i terroristi hanno aperto il fuoco al grido di “Allah Akbar” e oltre alle pistole, avevano anche bombe e spade. Tra le 20 vittime della strage, tutti stranieri, ci sono giapponesi e 10 italiani. Secondo l’Unità di Crisi della Farnesina, gli italiani presenti nel ristorante al momento dell’assalto erano 11 e solo uno è riuscito a mettersi in salvo; per gli altri si sta procedendo in queste ore all’identificazione dei corpi. Stando ai racconti di alcuni sopravvissuti, molti civili sono stati uccisi con lame affilate e quelli che sapevano recitare versi del Corano sono stati risparmiati, gli altri invece sono stati torturati. Dopo qualche ora dall’assalto del commando jihadista, c’è stato il blitz delle forze speciali bengalesi, durato più di tre ore, che ha portato alla liberazione di tredici ostaggi, all’uccisione di sei terroristi e alla cattura di un altro membro del commando.

Con l’assalto di ieri a Dacca, l’estremismo islamico ha fatto un salto di qualità. In poco più di un anno i terroristi hanno rivendicato quasi cinquanta uccisioni. Ma prima di ieri sera le azioni dei fanatici erano tese a colpire singoli individui: blogger, stranieri, musulmani laici, cristiani, accademici, poliziotti e anche attivisti per i diritti umani. L’attacco al quartiere diplomatico della capitale del Bangladesh, è stato rivendicato sia dallo Stato Islamico che da ANSAR AL ISLAM, gruppo terrorista collegato ad al Qaeda. Amaq, l’agenzia di propaganda del Califfato, ha scritto che un “commando ha attaccato un ristorante frequentato da stranieri nella città di Dacca, in Bangladesh” e ha pubblicato una foto che mostrava i corpi degli ostaggi. Pochi minuti dopo, attraverso Twitter, è arrivata anche la rivendicazione dei miliziani vicini all’organizzazione fondata da Bin Laden. Dunque i due gruppi terroristici si stanno contendendo la responsabilità di uno degli attacchi più sanguinosi della storia del Bangladesh degli ultimi anni. Tutti e due le organizzazioni, infatti, hanno l’interesse di rivendicare la paternità dell’assalto per acquistare credibilità e nuovi seguaci.

Mentre i due gruppi terroristici si contendono la responsabilità dell’attacco, altri civili sono morti a causa dell’ideologia islamista i cui sostenitori hanno già annunciato attacchi per il 4 luglio, l’Indipendence day americano.