Il Flaminio tornerà ed essere la casa del rugby

flaminio

Uno storico stadio, un monumento dello sport romano, un capolavoro dell’architettura sportiva moderna. Chiamatelo come volete: lo stadio Flaminio tornerà ad essere grande dopo un lunghissimo perido di degrado e abbandono che lo hanno reso famoso negativamente.

Costruito nel 1959 dai fratelli Pier Luigi e Antonio Nervi, in vista delle Olimpiadi dell’anno seguente, lo Stadio flaminio è stato un grande polo sportivo per anni: infatti, è stato la sede di molte discipline come il calcio, il nuoto, le attività ginniche, la palestra e soprattutto il rugby. Fra il 1975 e il 2011, è stato gestito dalla F.I.R. e per anni ha ospitato il prestigiosissimo “Sei Nazioni”: teatro di importanti vittorie storiche come quelle sul Galles (2007) sulla Scozia (2000, 2009) e sulla Francia (2011). La struttura archittettonica, gli spalti in prossimità del campo e la linearità della struttura, ne hanno definito uno stadio all’avanguardia con 25.000 posti e una visuale perfetta per questo sport.

Poi nel 2012 qualcosa cambiò. Per il sei nazioni, venne chiesto alla federazione l’ampliamento dello stadio per avere una capienza quantomeno pari al doppio di quella attuale. Il progetto non partì mai e la nazionale si spostò all’Olimpico, uno stadio grande, prestigioso certo, ma mai veramente sentito come una casa: troppo dispersivo, lontano dal gioco e soprattutto costoso per la federezione. Non sono mancate le polemiche da parte delle due squadre romane militanti in serie A.

Nell’ultima estate si risente parlare del dimenticato Falminio: versa in condizioni pietose, l’erba cresce a dismisura e la zona immediatamente all’infuori è territorio degradato. Eppure stiamo parlando di un quartiere benestante ( Viale Tiziano, l’Auditorium, Corso Francia ) nel cuore di Roma. Così, la facoltà di architettura, con il patrocinio di investitori americani (Getty Foundation) che hanno contribuito con circa 180 mila dollari, ha cominciato a studiare una soluzione per l’ammodernamento dello stadio, senza sapere però con quale fine. La notizia ha fatto clamore a tal punto che la fondazione Nervi e il ministero dei beni culturali si sono schierate a tutela dell’iniziativa.

Nell’ultimo mese intero, grazie all’eccellente intervento di AMA, è stato eseguito un lavoro di bonifica della zona interna ed esterna alllo stadio che terminerà fra circa dieci giorni. Le basi per un lavoro di ammodernamento che, forse (ci auguriamo), partiranno dall’anno prossimo, ci sono. Per quanto riguarda la destinazione, Roma e Lazio si sono fatte da parte (la prima ha già avviato un progetto proprio, la seconda ha espresso disinteresse), perciò molto probabilmente si può dire che il Falminio tornerà ad essere la casa della palla ovale. Infatti, il presidente federale Alfredo Gavazzi un anno fa dichiarava: “il Flaminio potrebbe diventare la sede dei match delle nostre Nazionali giovanili, dell’Italdonne e del Seven. Senza contare che potrebbe diventare la casa di una franchigia”.  Restiamo – con tanta speranza e fiducia – in attesa.