Con gli occhi di Mike Kearney

La commovente storia del tifoso ipovedente del Liverpool diventa metafora delle piccole ma fondamentali gioie della vita

Liverpool, 11 dicembre 2018. Presso lo stadio “Anfield”, la squadra di casa è alle prese con il Napoli per l’ultima, decisiva partita del girone di Champions League. Al 34’ gli inglesi passano in vantaggio grazie al loro fuoriclasse egiziano, Mohamed Salah.
Per evitare fraintendimenti, a questo punto è meglio chiarire che no, questo non è un articolo che si propone un’analisi tecnica della partita, né tantomeno vuole essere un modo poco elegante per gongolare dell’eliminazione di una squadra (anzi, due) dalla massima competizione europea. L’obiettivo, in questo caso, è unicamente quello di raccontare una commovente vicenda che prendeva vita nell’istante stesso in cui il pallone gonfiava la rete, alle spalle del portiere partenopeo. Perché fra i circa 52 mila tifosi del Liverpool, ad esultare per il vantaggio della propria squadra del cuore, c’era anche Mike Kearney. Mike è un tifoso dei “Reds”, che in quel momento ha giustamente festeggiato insieme agli altri supporters, pur non avendo potuto vedere il gol della vittoria. Perché Mike è ipovedente. Ma pur di non rinunciare all’amore per la sua squadra, Mike si reca ugualmente allo stadio e si fa raccontare le partite dal cugino Stephen, o da altri amici. Perché a lui “piace essere coinvolto nell’atmosfera”, ed una menomazione fisica non può impedirgli di vivere la partita come gli altri. “Sono come tutti gli altri tifosi di calcio”, ci tiene a precisare. E lo è. Come e più degli altri.
E forse si può imparare tanto da Mike. I problemi sono compresi nel pacchetto della vita, ognuno di noi combatte una propria battaglia, ognuno gioca una propria partita. Ogni giorno. A volte siamo destinati a perdere, e a convivere con la sconfitta. Ma, come Mike, non dobbiamo arrenderci. Perché anche se quel gol lui non l’ha visto, comunque lo ha percepito, con tutto lo stadio; lo ha desiderato, con tutti i tifosi; lo ha sentito, con un urlo assordante; lo ha immaginato, con le parole di suo cugino. E soprattutto, lo ha vissuto. Perché quello è stato anche il suo gol, il gol di tutti quelli che sono sommersi dai problemi della vita ma che trovano ancora la forza di percepire, desiderare, sentire, immaginare, e soprattutto vivere un gol, che rappresenta le piccole ma fondamentali gioie che questa esistenza ci regala. Dobbiamo imparare anche noi a vedere le cose con altri occhi. Con gli occhi di Mike Kearney.