Genova

Le ragioni della politica e della storia spesso prescindono da quelle diritto e della giurisprudenza. Per questo, da un punto di vista politico e storico, siamo tutti colpevoli nel disastro di Genova. Siamo tutti colpevoli perché la tragedia non era solo prevedibile, ma prevista a tutti gli effetti. Infatti, coloro che potevano evitarla e quelli che invece stanno dimostrando di non voler gestire questo problema sono stati eletti da tutti noi. Nessuna forza politica rilevante ha fatto niente per evitare questa tragedia.

Se affermare ciò mi espone alla facile accusa di qualunquismo, vi racconterò una storia lunga 50 anni che termina alle 11:50 del 14 agosto. Come se fosse un film, questa storia finisce sotto la pioggia e con decine di vittime e feriti. Famiglie che non si erano fatte scoraggiare da una pioggia estiva ed erano partite per trascorrere un Ferragosto fuori città. Il Ponte Morandi fu inaugurato nel 1967 e prendeva il nome dall’omonimo architetto che lo progettò. Secondo il Professor Antonio Brenchic, il ponte presentò da subito alcune criticità e per questo è sempre stato oggetto di frequenti riparazioni.

Atlantia (ex Autostrade Per l’Italia S.P.A.) è la società che gestisce l’Autostrada dei Fiori (Genova-Savona), di cui il tratto interessato dal crollo. Quando ancora si chiamava Autostrade Per l’Italia, Atlantia propose un progetto per la creazione di un raccordo: la cosiddetta “Gronda”. La Gronda avrebbe permesso di declassare il Ponte Morandi, se non addirittura di demolirlo. Il progetto incontrò molte resistenze da parte dei genovesi. Istanze che poi sono state raccolte politicamente dal Movimento Cinque Stelle.

L’opposizione al progetto Gronda scatena, nel 2012, l’invettiva dell’allora Presidente di Confindustria Genova Giovanni Calvini. “Quando, tra dieci anni, il Ponte Morandi crollerà […] ci ricorderemo di chi adesso ha detto di no”, questa la frase che oggi tutti ricordano e che allora destò lo stesso sconcerto di Priamo nei confronti di Cassandra. In questo punto della storia, arrivano le elezioni politiche del 2013. Si è appena conclusa l’esperienza del Governo Monti, il Movimento Cinque Stelle è all’apice dei suoi consensi e nel genovese si candida Maurizio Rossi, per la lista Scelta Civica Per l’Italia.

Maurizio Rossi è un imprenditore genovese, proprietario di un’emittente televisiva locale. Nel 2013, decide di abbandonarne la presidenza per candidarsi ed essere eletto al Senato. Nessuna esperienza politica pregressa e nessuna successiva, dato che non si è candidato quest’anno. Un parlamentare anonimo, di quelli che, sul piano nazionale, sono veramente in pochi a conoscere. Nel 2015 prima e nel 2016 poi, questo anonimo parlamentare avvertì l’allora Ministro Del Rio del pericolo che costituiva il ponte e della necessità della Gronda.

Nonostante ciò, l’inizio dei cantieri era previsto solamente per la fine di quest’anno e le leggi della natura non si sono piegate a quelle della politica. Ma lista dei nostri colpevoli non termina qui. Partendo dall’attuale Governo, le reazioni dei Ministri Salvini e Toninelli alla tragedia sembra quella di persone che non hanno capito la portata del disastro. Il primo riporta il discorso sull’immigrazione, con una disinvoltura da brividi. Il secondo rilancia teorie sui tir polacchi sovraccarichi.

La loro responsabilità politica deriva dal non fornire una risposta concreta. In Italia, in media, crollano due ponti all’anno. Le autostrade italiane sono tra le più care d’Europa, per i viaggiatori, e la spesa per mantenerle è di circa 15000 €/KM l’anno (più di noi spendono solo i norvegesi, in Europa). Le concessioni non rispettano le regole europee e conseguentemente il mercato è fortemente oligopolistico (è valsa la pena privatizzare?). Questi sono solo alcuni esempi di problemi concreti legati al Ponte Morandi. Problemi causati da tutti coloro che hanno governato negli ultimi anni, siano essi di destra, di sinistra o “né di destra né di sinistra”. Chi scommette con me che nessun politico di spicco ne parlerà? D’altronde è più facile incolpare l’Europa e basta.