Gender, Bender e tutto il resto.

Quando la narrazione è confusa, il finale non ha senso. Un tentativo di mettere chiarezza sulla "teoria gender"

Gender

Dopo Kim Davis che si rifiuta di concedere le licenze matrimoniali alle coppie omosessuali e Krzysztof Charamsa che si dichiara felicemente gay in gloria di Dio, la questione LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual and Transexual), insieme a quella del rapporto tra omosessualità, tradizione e fede cattolica (che sembra vacillare tra il dogma e la coscienza) e dei diritti civili estesi a tutti i cittadini, indipendentemente dall’orientamento sessuale, è tornata sulla scena con prepotenza.

È da tanto ormai che ne parliamo. Tutti si riempiono la bocca di sentenze, perché tutti credono di aver capito cosa sia dovuto, possibile, accettabile o tollerabile. In realtà poi, stando a quello che il nostro amico Tizio del bar in piazza riesce ad argomentare, e quello che Caio gli propone come risposta, forse è bene renderci conto che di conoscenze sull’argomento ne abbiamo troppo poche. Sono tante invece le convinzioni, che ci passiamo di generazione in generazione senza troppi perché. Quindi forse è bene fare un passo indietro, sgomberare il campo dai preconcetti e parlarne in modo meno scenico di come non sia stato fatto nel nostro paese negli ultimi mesi.

Parlare di cosa?

Centriamo la questione. Cos’è che crea tanto scompiglio e disagio in Italia, per cui ci tocca stare in piedi nelle piazze ore e ore a leggere il Vangelo, assistere alle morti di Leelah Alcorn o di Aleandro Rudilosso, per cui ogni anno migliaia di persone scendono per le strade vestite come al Carnevale di Rio, per cui si litiga così tanto? L’omosessualità. Ah no, non è proprio questo l’argomento. Inquadriamo meglio, parliamo di persone. Parliamo di affettività.

Che significa? Significa relazioni, un termine che in italiano inquadra i rapporti interpersonali e lo sviluppo di come percepiamo gli altri. Più o meno; concedetemi un margine di parafrasi. Questo sviluppo è per ognuno qualcosa di unico, di individuale e davvero soggettivo. Quando ognuno di noi dà forma al carattere, dà forma anche al modo in cui percepisce il mondo, quindi a quello che gli piace e a quello che non gli piace. Anche in fatto di persone. Spiega la scienza che ogni uomo e donna nasce con una potenzialità sessuale molto ampia . Come a dire, quando nasci hai una prospettiva che va dall’idiota al genio, e tutte le sfumature in mezzo. È esattamente quello che succede con i nostri gusti: ognuno sviluppa i suoi, con delle sfumature tutte personali. Non c’è niente di più naturale di quello che ci viene più naturale, per semplificare.

La teleologia del Creato, perché sì.

“Ma per ogni chiave c’è una serratura, è questa la natura”, commenterebbe allora il nostro amico Tizio, che non ha mai sentito parlare di Bruce Bagemihl e del suo Biological Exuberance: Animal Homosexuality and Natural Diversity, pubblicato nel 2000, in cui è spiegato che i comportamenti omosessuali e bisessuali sono comuni in oltre 300 specie animali. Tizio però non vacilla, e ti vuole convincere che il sesso serve a “fare i bambini”, non come quelle donnine che guarda al computer nelle sere più calde di agosto. È un peccato che non esista uno strumento per misurare il fine della Natura. Disponiamo solo di alcune scienze, che spiegano che il sesso non è unicamente finalizzato a procreare, ma è l’espressione concreta delle nostre passioni, del groviglio di sensazioni che ci muove verso l’una o l’altra persona.

Basta ai gay, alle lesbiche… e agli etero.

Okay, forse sono un po’ estremo. Permettete anche a me di essere un po’ irriverente. Seguitemi in questo percorso mentre ci addentriamo nella questione. Ora ci spostiamo dal piano strettamente scientifico a quello sociale.

La nostra società è dominata in maniera catastrofica da stereotipi, per cui a ognuno, a seconda della categoria cui si fa riferimento, saranno attribuite alcune qualità e su ognuno ci saranno, a seconda dell’identità al quale è stato collocato, determinate aspettative. Vediamo se riesco a essere più chiaro.

“ Se è maschietto lo iscrivo a calcio, altrimenti danza classica.”

“ I gay hanno buon gusto e sono raffinati.”

“ Le lesbiche sono maschiacci.”

“ Ci sono comportamenti che non si addicono a una ragazza.”

Non so se riesce a passare il dramma di quello che queste aspettative intorno all’uomo, la donna, l’omosessualità e altro comportano. Perché da una ragazza di colore ci si aspetta che sia sassy, mentre da un ragazzo appassionato di danza ci si aspetta un’indifferenza verso il genere femminile? Questi stereotipi cristallizzano delle pressioni sociali, che fanno male a tutti noi. Ci inculcano un senso distorto di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ingabbiandoci tra queste credenze, tra questi prototipi artificiosi di uomo o donna. Per rimanere nel campo stretto della sessualità, chi si dichiara etero genera negli altri determinate aspettative nei suoi confronti, allo stesso modo di un gay. Solo che tendenze individuali in materia affettiva e gusto nel vestire, modo di parlare e passatempi stanno su due piani indipendenti. Mischiare le cose comporta che se domani Paolo, che ha quindici anni e frequenta il Giulio Cesare, si rende conto che trova attraente quel tale Nicola, potrebbe cominciare a chiedersi se questo debba comportare un cambiamento nel suo stile di vita. Deve forse lasciare la squadra di calcio per iscriversi all’Istituto di design a Milano? Cominciare a parlare come Enzo Miccio e fare il risvoltino al jeans? Forse no, ma la tendenza a stereotiparsi e a raggrupparsi secondo l’orientamento sessuale è forte. Questo perché una sessualità non pienamente etero è stata stigmatizzata come perversione, e relegata da una parte. Il punto è che se ognuno sviluppa una sessualità propria, avremo tanti ragazzi e ragazze attratti anche o solo da persone dello stesso sesso. Non è possibile isolarli, come se avessero un difetto. Perché non stiamo parlando di una malattia, che può colpire alcuni, per cui si può pensare una quarantena queer.

Con questo non voglio dire che bisogna abolire le parole omosessuale, bisessuale, o eterosessuale. Sono parole che possono rendere meno ansiogeno il nostro vivere nella società, possono aiutarci a non sentirci completamente persi di fronte a una cosa così complicata e mai certa come la sessualità. Quindi ci sta, possiamo dire, che una ragazza si dica omosessuale. Il mio ragionamento è giusto utile per dare un minimo di profondità ai concetti, per non sconvolgersi se quella ragazza, a un certo punto della sua vita, perderà la testa per un uomo. La sessualità coinvolge una serie di sensazioni, sguardi, gesti che vanno ben al di là dell’equipaggiamento da guerra che abbiamo nei pantaloni. Riguarda le persone, non i sessi. Non aspettatevi niente, né da voi stessi, né dagli altri. Quando conoscete qualcuno, fatevi parlare onestamente di cosa prova, cosa vive, piuttosto che chiedergli con delicatezza se preferisce il gelato sul cono o nella brioche. Magari saranno storie che non sentirete vostre, che a tratti non capirete, ma il bello del mondo sta nella sua varietà.

E basta al Gender.

Questa è una questione da una parte complessa, dato che la mancanza di chiarezza ha generato un polverone davvero inaspettato, che merita un chiarimento. Per quelli che impiegano questa parola, nell’ambito della presunta teoria gender, in Italia sarebbe in atto un piano, un complotto per così dire, per rendere l’educazione all’affettività delle nuove generazioni uno strumento di perversione e iper-sessualizzazione dell’individuo, che avrebbe lo scopo di “omosessualizzare” i ragazzini. Insomma, per la solita teoria secondo cui l’essere esposti a un contesto non-etero (come quello di una famiglia omogenitoriale) indirizzerebbe l’indole sessuale dell’individuo – deviandola verso l’omosessualità. Agli italiani sembrano non interessare le ricerche scientifiche sull’argomento, che dimostrano che questa tesi sia falsa (Golombok e Tasker, 1996; Brewaeys, 1997; Erich, Leung, & Kindle, 2005).

Allora, andiamo ai fatti. È stato presentato un disegno di legge che prevedrebbe l’adattamento a delle linee guida diffuse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, al fine di incoraggiare una cultura alle pari opportunità e all’equità di genere, libera da stereotipi sessisti. Per buona parte dell’opinione pubblica, alcune parole di quel documento erano evidentemente troppo difficili da capire, tanto che è stato necessario travisarne il senso, per cavarne un concetto. Leggendo il testo ci si rende conto che nessuno ha mai pensato a un’educazione al sesso, né a un piano per una società di sole coppie gay.

Quindi il Gender alla Meloni – si fa per dire – non esiste. Esiste solo una nuova apertura culturale, un tentativo di squarciare le barriere che un certo tipo di cultura ci ha imposto.

La rivendicazione.

Spero che a questo punto della lettura non abbiate un forte mal di testa. Continuiamo il nostro viaggio, chiedendoci quali siano le rivendicazioni delle coppie omosessuali. Dato quindi per assodato il fatto che la sessualità non è una, ma neanche tre, ma che ognuno se la canta e se la suona come vuole, è quantomeno logico che in una società in cui due persone tendono a intrattenere relazioni a lungo termine ci siano coppie omosessuali. Il problema adesso si sposta dalla società al diritto. Vivere in società significa intrecciare rapporti economici e giuridici, che ci attribuiscono obblighi e diritti. È pressoché ovunque possibile ricorrere all’istituto giuridico del matrimonio, che riconosce una coppia in seno al sistema giuridico, stabilendo un catalogo di obblighi e diritti coniugali di cui i membri della coppia sono destinatari. È un catalogo molto importante, che ha ripercussioni in praticamente tutti gli aspetti della vita familiare. Il problema è che se, per colpa di una qualche ruggine culturale, le coppie omosessuali non sono considerate degne come quelle eterosessuali di godere di questi diritti – e di assumerne gli oneri derivati, ecco che si creeranno alcune situazioni spiacevoli, al limite del sopportabile. Insomma, si genererà una discriminazione legale nei confronti di queste coppie.

Alcuni paventano, con l’introduzione del matrimonio egualitario, la fine della società, l’apocalisse dei valori. A questi uomini e donne mi rivolgo dicendo che le coppie omosessuali esistono già, che siano discriminate o meno, per tutte le ragioni di cui vi ho parlato in questo lungo ragionamento. Pensate che la società andrà a rotoli, una volta estirpato questo vincolo all’amore che i vecchi legislatori avevano imposto? Vi rispondo con la pratica: mentre scrivo queste parole, mi trovo à Montréal. In Canada i matrimoni sono stati estesi a tutte le coppie nel 2005. Sto qui da un mese ormai e mi rendo conto che tutto è molto simile a casa. L’unica differenza rispetto all’Italia è una maggiore serenità. Per le strade, all’università, nei bar, nel posto di lavoro. Non c’è quest’odio, questa faziosità dell’uno contro l’altro, per accaparrarsi la vittoria dei perdenti. Posso dirlo? C’è più libertà.