Festival di Sanremo: trionfano la musica e la competenza

Nessun circo e nessun teatrino; solo tanta arte, proposta da chi è degno di essere chiamato artista.

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La 68esima edizione del Festival di Sanremo si è appena conclusa ed è stata una rivelazione inedita ed inattesa. Criticatissima nei mesi precedenti per l’età media presente alla kermesse, la piacevole sorpresa è stata rappresentata dallo share e dalla classifica finale; infatti, basti pensare che i tre finalisti erano tra i più giovani della competizione.

Ad aggiudicarsi il tanto ambito “Leone d’oro” sono stati Ermal Meta e Fabrizio Moro, con una canzone che ha colpito anche i più scettici. Non mi avete fatto niente rappresenta la lotta in musica al terrorismo, la risposta a delle “inutili guerre”; parole di speranza che hanno commosso e rassicurato tutti. I due cantautori non sono stati affatto svantaggiati dalle critiche del presunto plagio, ma ne sono usciti addirittura più forti, rispondendo con la loro musica. La voce dolce e carezzevole di Meta e quella graffiata e decisa di Moro hanno dato ancora più forza e valore al messaggio contenuto nel loro brano.

Nessuno avrebbe dato un centesimo a Pierfrancesco Favino, non ancora molto popolare tra il grande pubblico televisivo, ma noto agli appassionati di cinema e teatro per il suo grandioso talento. Ebbene sì, durante questo festival ha fatto di tutto; cantante, ballerino e comico. Nell’ultima serata ci ha persino fatto piangere con il bellissimo monologo da lui interpretato e tratto da “La notte poco prima della foresta”. Quei minuti pieni di poesia ed arte hanno fatto il giro del web e raccolto consensi in ogni dove, rendendo popolare una situazione tragica dei nostri giorni in cui c’è chi si sente straniero ovunque e viene mandato da un paese all’altro come un pacco da spedire. Il monologo ha offerto un’enorme spunto di riflessione su una delle frasi che più sentiamo pronunciare oggi: “mandiamoli a casa loro”, senza pensare che “loro” hanno radici, vita e sentimenti. Sono stati quattro minuti e mezzo di agonia, in cui l’intensità dell’istrionico attore è stata essenziale ed ha colpito dritto al cuore degli spettatori.

Favino ha sicuramente vinto quest’edizione del festival e stregato il pubblico italiano; commovente il gesto di capitan Baglioni che, facendo un passo indietro, gli ha lasciato prendere l’applauso più lungo dell’ultima serata.
Il cantautore, alla guida della 68esima edizione del festival, si è sicuramente avvalso di una coppia vincente, come dichiarato da lui stesso in conferenza stampa: “Il merito grandissimo va a Michelle e Pierfrancesco, l’unico mio talento è stato l’essere andato a cercarli”.

In fondo, infatti, nessuno avrebbe dato un centesimo a Claudio Baglioni come direttore artistico, che invece ha cantato con tutti e curato minuziosamente ogni dettaglio purchè fosse la Musica a vincere. E, indubbiamente, ci è riuscito, riportando la canzone italiana al centro di tutto, facendola trionfare su teatrini futili e collaterali alla vera gara.

Baglioni è stato vincente, nonostante fosse dato per sconfitto: serietà, bravura e storia della musica italiana concentrate in un solo uomo. Il capitano coraggioso ha colpito nel segno per la maggior parte delle sue scelte e delle sue azioni; una fra tutte, la selezione delle Nuove Proposte, mai variegata e signficativa come quest’anno, e che ha visto trionfare Ultimo, il ragazzo che parla agli emarginati e agli sconfitti.

Nessuno ci avrebbe scommesso su questo festival. E invece, si è rivelato il festival dell’abilità, della capacità, della perizia, della preparazione, dell’esperienza e della pratica. Si è seguita una logica antica, ma essenziale (e ormai dimenticata in TV): ognuno fa ciò che sa fare. Senza strafare, senza fare salti mortali: siamo abituati ad un’epoca in cui le scrittrici diventano showgirl, gli attori parlano di politica e invece Baglioni ha ristabilito l’ordine cosmico. Ciò è stato proposto al pubblico anche dal dialogo tra Edoardo Leo e Pierfrancesco Favino nella serata finale, in cui ironizzano proprio su questo aspetto di “commistione” molto popolare in Italia.

Tutti hanno detto che non l’avrebbero guardato, e invece il festival ha fatto i migliori ascolti a partire dal 1999, con una media del 51,1% di share. Non sono mancati momenti down, com’è giusto che sia, e canzoni che non si è capito perchè siano state selezionate, ma il bilancio è nettamente positivo.

Molte persone credono che il Festival di Sanremo sia semplicemente un evento mondano, con delle canzonette; ma è la musica leggera a guidare e ad influenzare ogni tipo di coscienza. Quest’anno possiamo dire che l’Italia, in tutti i suoi aspetti, è stata rispecchiata dalle canzoni in gara: l’ironia e il sarcasmo di Arrivedorci, la dolcezza di una leggenda come quella di Cristalda e Pizzomunno, la reazione al terrorismo di Non mi avete fatto niente, la poesia in musica scritta da Dalla e il coraggio di opporsi alle imposizioni di Una vita in vacanza.

Sicuramente, quest’anno, non è mancata la sostanza fuori e dentro la competizione, e nonostante Sanremo possa essere una futile mondanità, rappresenta uno specchio per tutti. Come già accennato, la musica leggera fa parte della nostra cultura e del nostro costume e non bisogna vergognarsi di guardare Sanremo: rappresenta l’Italia, ci ricorda ciò che eravamo e ci presenta chi siamo diventati e, molte volte, anticipa chi diventeremo.