La struttura alare del governo giallo-rosso

La caduta (del governo giallo-verde), la scissione (del nuovo governo), le prospettive dell’Italia.

Quando senti il colpo è già tardi. Il primo tonfo è stato quello del governo giallo-verde che cadeva. Un esito per la verità già anticipato, più che dal voto contrario su Tav, dall’elezione di Ursula Von der Leyen a capo della nuova commissione europea, sostenuta dai cinque stelle e dal partito democratico, ma non dalla Lega. Che fosse prevedibile o meno, il 20 agosto abbiamo assistito alla rottura violenta e non consensuale di una coalizione. Così, morto un governo, ne è nato un altro. Scongiurato lo scenario dello scioglimento delle Camere più veloce della storia dell’italia repubblicana -dopo appena quattordici mesi dall’inizio della legislatura- Conte diventa Conte-bis, e ci dice che lui ha sempre votato a sinistra.

“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”, il Pd non sarebbe forse stato pronto a tornare al governo, ma lui non lo sa -o finge di non saperlo- e allora al governo ci va lo stesso. E potrebbe essere un bene. In effetti le novità, nel passaggio da un esecutivo, giallo-verde, ad un altro, quello giallo-rosso sono -sarebbero- molte di più e più significative di quelle cromatiche o di quelle -minime- di nomenclatura. La chiara vocazione europeista, che è una cosa positiva anche solo per un fatto di chiarezza in un posizionamento geo politico che dovrebbe essere scontato, salvo voler negare l’appartenenza geografica dell’Italia all’Europa -e va bene che siamo nell’epoca delle fake news…-. La volontà, espressa a più riprese dal Ministro del Sud e della coesione territoriale Giuseppe Provenzano, di affrontare con serietà la Questione meridionale, mai risolta e che in un periodo di calo delle esportazioni è un problema anche per il Nord; per rilanciare la domanda interna e riscattare un’intera area geografica; meglio, tre anime che coincidono: del Sud dell’Italia e dell’Europa, e del Mondo mediterraneo. La consapevolezza che è necessario modificare l’attuale assetto economico, non più “dominante” e non più efficiente, con uno orientato alla sostenibilità ambientale e sociale, puntando su innovazione, lavoro di qualità, un uso intelligente delle politiche industriali e della leva fiscale. Obiettivi condivisi con la nuova commissione europea, sostenuta appunto dai due partiti di governo.

A mettersi di mezzo c’è stato, però, un altro colpo. Anche questo prevedibile, anche questo, probabilmente, inevitabile. L’uscita di Matteo Renzi dal Pd, la nascita conseguente di un nuovo partito politico -Italia Viva- ma soprattutto di una terza forza di maggioranza -per questi motivi sarebbe meglio chiamarla la “scissione del Governo”- potrebbero mettere una seria ipoteca sulla durata dello stesso. Tuttavia, questo dipende più che altro dalla capacità di tutti gli attori in campo di immaginare e realizzare azioni politiche efficaci, in linea con gli obiettivi di cui dicevamo. Perché o lo sviluppo sarà ambientalmente e socialmente sostenibile -in quel caso a nessuno converrà di mettere fine ad una esperienza tanto positiva-, o non sarà affatto. Allora il prossimo colpo potrebbe essere più che quello della caduta di un governo. E sarà già troppo tardi.