Esaltazione dell’Egoismo

Siete davvero virtuosi e morali?

Siete davvero virtuosi e morali?

Pensate alla virtù. Pensate a ciò che caratterizza un’anima buona. Pensate a cos’è che rende una persona moralmente giusta. Probabilmente le vostre risposte saranno: altruismo, gentilezza, sacrificio verso il prossimo. Vero, in parte; distruttivo nel resto.

Vedete, la forma più pura di moralità che si possa avere risiede nell’egoismo di ciascuno di noi.

Soddisfare i propri bisogni, accontentare le proprie inclinazioni, autoalimentare un senso di crescita interiore. Come può tutto questo essere sbagliato? L’egoismo deve essere riconsiderato, deve essere innalzato alla virtù che più di tutte è capace di dare una giusta direzione alla propria vita.

Essere egoisti non vuol dire essere senza cuore. Chi è senza cuore non ha una lunga strada davanti a sé, o meglio: qualsiasi sia la lunghezza dovrà percorrerla da solo, poiché rifiutato dalle benevolenze degli altri.

Essere egoisti vuol dire volersi bene e mettersi al primo posto, vuol dire amare se stessi, vuol dire non essere mai solo veramente, perché in costante dialogo con ogni parte del proprio carattere. Chi è egoista sceglie volontariamente di affrontare le angherie con fare utilitaristico, traendo beneficio da qualsiasi difficoltà si possa presentare lungo il cammino. Le sfide diventano lezioni, e dalle lezioni si impara; chi è egoista è un eterno studente che soddisfa sempre la propria curiosità.

Eppure, ci viene insegnato che la cosa migliore da fare è prestarsi agli altri, sacrificarsi per aiutare il prossimo, togliere ciò che si ha per dare a chi ha ancora di meno. Ciò che è nobile in tutto questo è l’obiettivo, non la partenza. Partire da una propria mancanza, da un proprio sacrificio, non ha nulla di morale e di buono. E lasciate che vi dica una cosa: l’altruismo è la forma più sofisticata dell’egoismo. Aiutiamo gli altri perché, di ritorno, ci sentiamo bene con noi stessi, perché l’aver compiuto una buona azione ci appaga. È un meccanismo causa-effetto, è una reazione che induce buonumore.

Quando l’aiuto parte da una base ferrea, da “un eccesso” di amor proprio, dall’avere una felicità interiore più che solida, allora, e solo allora, potrà essere un aiuto concreto. Chi si toglie ciò che ha (o che addirittura non ha) per perseguire una moralistica concezione ingannevole finisce col volere indietro ciò che ha donato, in un modo o nell’altro. Qualora non fosse così resterebbe, comunque, con un pezzo mancante, proprio perché non si ha avuto il coraggio di essere egoisti. Perché per essere egoisti ci vuole coraggio, è una sfida continua contro tutto ciò che esalta la propria deturpazione per il salvataggio degli altri.

Donate, donate agli altri. Ma siate coloro i quali prima donano a se stessi. Siate completi in prima persona per poter cercare di arricchire qualcun altro. Costruite grattacieli di bontà sulla base dell’amor proprio e non sulla sabbia della vigliaccheria. Abbiate il coraggio di considerarvi “cattivi” perché spinti dal soddisfacimento dei vostri bisogni, ma non esserlo veramente. È questa l’essenza della moralità. Sapere di essere potenzialmente dei mostri ma agire in maniera opposta. Per essere completi bisogna che la nostra ombra venga integrata. La completezza si raggiunge dalla fusione di ordine e caos, vivendo in equilibrio tra queste due forze.

Siate egoisti, quindi siate completi. Solo così sarete ricchi di virtù e moralità.