elezioni

No, le prossime elezioni europee non saranno come quelle che le hanno precedute.

Non solo perché si prospetta la possibilità concreta del declino delle tradizionali forse europeiste (Popolari e Socialisti), almeno come le abbiamo conosciute finora, accusate di avere perseguito politiche di rigidità economica e di lotta alla inflazione apparse come una presa di posizione, rispetto alle quali le parole di autocritica dei giorni scorsi del Presidente della Commissione Juncker paiono ancora poca cosa.

E non solo perché nuove forze politiche, anche così dette populiste, si preparano in questi giorni alla discesa in campo con alleanze ancora solo ipotizzabili.

Ma anche e sopratutto perché l’Europa non è mai stata così tanto al centro del dibattito politico nazionale e comunitario. Tutti ne parlano. Per disprezzarla e cercare di farne a meno, ma anche per reiventarla e renderla più forte. Molti, infatti, ne mettono in dubbio l’utilità, molti altri ne rilevano la necessità in un mondo sempre più globale e la capacità di essere, in certi casi, una garanzia di uguaglianza tra gli Stati che la costituiscono, o un freno al libero mercato per la tutela dei consumatori quando rischia di diventare monopolio, come è stato nel caso della fusione tra la tedesca Alstom e la francese Siemens, bloccata dalla Commissione proprio nei giorni scorsi.

Altri ancora evidenziano la necessità di riforme nel senso di una maggiore democraticità del funzionamento delle sue istituzioni – con il potenziamento del Parlamento, l’Organi eletto direttamente dai cittadini – , di maggiore flessibilità di spesa pubblica, anche per il finanziamento di politiche sociali comunitarie, di potenziamento ed efficientamento delle politica estera, con l’eliminazione del principio di unanimità delle decisioni del Consiglio e l’istituzione di una difesa comune europea, e di maggiore regolamentazione dei mercati finanziari, tema quest’ultimo rispetto al quale, ad onor del vero, l’Europa è già piuttosto avanti rispetto al resto del mondo.

Ma si può, si deve fare di più. Anche riguardo ad un sistema fiscale comune che preveda tasse giuste, per tutti e ovunque, contro il mondo diseguale ed ai temi legati alla tutela dell’ambiente ed allo sviluppo sostenibile, sui quali l’Europa potrebbe – il condizionale è d’obbligo – ricostruire la propria identità di forza sociale e culturale, che ne aveva ispirata la fondazione e che, se mai c’è stata, oggi sembra perduta: per la prima volta dal 1972, infatti, a Katowice, la delegazione europea si è mostrata piuttosto timida sui temi legati alla tutela dell’ambiente ed alla riconversione energetica.

Le prossime elezioni europee, quindi, avranno al centro, di fatto, il futuro dell’Europa.

Da giovedì 23 Maggio a Domenica 26 Maggio 2019 si terranno, nei 27 Stati Membri dell’Unione Europea (per la prima volta non parteciperà il Regno Unito), quelle che potrebbero rivelarsi le più decisive elezioni europee dal 1979 ad oggi.

A sfidarsi saranno, quasi sicuramente, due visioni diverse e contrapposte della cooperazione internazionale, della democrazia e della cultura dell’Uomo. Non si deciderà solo il destino dell’Italia, ma quello dell’Europa, del mondo e delle generazioni future. Un motivo in più per andare a votare.

Gli italiani, quindi, per parte loro, saranno chiamati ad eleggere settantatré eurodeputati, contribuendo a ridefinire l’assetto del nuovo Parlamento – il decimo – e dei vari gruppi politici, attuali – quello socialista, quello Cristiano Democratico, quello conservatore, quello democratico – e ipotetici – dicevamo della possibilità di un fronte “populista”-. Il funzionamento delle elezioni, in Italia, è regolato, in conformità ai principi sanciti dall’ordinamento comunitario, dalla legge del 30 Gennaio 1979, improntata a due sistema proporzionale puro, con una soglia di sbarramento al 4% introdotta dalla legge n.10 1994. Ogni elettore può indicare fino a tre candidati, nell’ambito della lista circoscrizionale votata. Non sarà valido, quindi, il voto disgiunto, e l’elettore non potrà esprimere la preferenza per un candidato di un partito diverso da quello scelto.

Chi può votare?

Tutti i cittadini con una tessera elettorale valida, quindi tutti i cittadini che hanno compiuto diciotto anni e sui quali non sono in corso particolari limitazioni decise dall’Autorità giudiziaria.