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“Mi consolerò pensando che Montalbano non mi romperà più i coglioni. Basta, mi ha stancato”. Il direttore di “Libero”, Vittorio Feltri, non è di certo noto per la sua indole moderata. E non perde, ancora una volta, l’occasione per far indignare l’opinione pubblica. Infatti, mentre l’intero Paese piange per le condizioni critiche di un letterato illustre come Andrea Camilleri, il direttore si esprime nei termini sopra riportati. Probabilmente nelle sue parole c’è anche tanta volontà di andare controcorrente, a prescindere, ricalcando le orme di un giornalista del calibro di Indro Montanelli, uno che sicuramente non aveva peli sulla lingua (ma che allo stesso tempo si manteneva lontano da certi eccessi). La cosa importante, in casi come questo, è comprendere che Feltri non ha voluto manifestare disinteresse per le condizioni precarie dello scrittore siciliano, ma soltanto muovere una critica (in maniera, ahimè, forse troppo dissacrante) al suo personaggio più noto. E, forse, sdrammatizzare.
Il dolore non possiede canoni predeterminati attraverso i quali può o deve essere esternato. Il dolore può essere silenzioso ma intenso, violento e rumoroso, moderato eppure duraturo. Probabilmente chi davvero soffre per una persona cara, non potrà mai apprezzare i commenti fuori luogo del Feltri di turno, ma gradirà ancor meno – questo è certo – le pacche sulla spalla di amici occasionali o i pianti fasulli delle prefiche odierne. Chi vive un dolore ha bisogno di una parola gentile e di conforto, dell’abbraccio di un amico sincero, della comprensione di chi gli è sempre stato vicino. E comunque, tutto ciò spesso non basta. Perché il dolore non è come la gioia, un sentimento fortemente collettivo. Il dolore è intimo. Può essere alleviato dagli altri, ma, in definitiva, va guardato negli occhi e affrontato da soli. E, infine, superato.
Ed allora non è mia intenzione schierarmi – come suggerisce il titolo – dalla parte di Feltri. Semmai dalla parte dello stesso Montanelli, quando affermava che “le uniche lacrime sincere sono quelle che versiamo da soli in una stanza buia e priva di specchi”.
E chissà, magari Feltri le ha versate.
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