Colazione da Micol Fontana, tra ricordi d’amore e moda

In occasione del centunesimo anno della stilista un episodio per ricordare la maison che fece sognare donne comuni e grandi dive

Era il lontano 1952 quando una giovanissima Audrey Hepburn, allora impegnata sul set di “Vacanze Romane”, decise di convolare a nozze con il suo grande amore, l’imprenditore Lord James Hanson. Pochi anni prima, nel 1943, tre coraggiose sorelle, Zoe, Micol e Giovanna Fontana, sfidando le difficoltà della guerra e le ristrettezze economiche in cui versavano, avevano dato vita ad un atelier di alta moda ed erano riuscite a rendere famoso il loro artigianato made in Italy in tutto il mondo.

Tale notorietà non era sfuggita alla raffinata ed affascinante attrice britannica che si rivolse proprio a loro per la realizzazione del suo vestito bianco.

Intanto, a soli 58 km da Roma, a Latina, c’era una ragazza un po’ più sfortunata, anche lei alle prese con i preparativi del suo matrimonio, e chissà, magari anche lei stava sognando quei vestiti che aveva conosciuto solo nei film. Perché si sa, a volte l’unico modo per restare con i piedi per terra è sognare. Ma è anche vero che la vita è ciò che accade mentre sei impegnato a fare altri progetti.

Un giorno, infatti, una radio laziale annunciò un insolito concorso radiofonico: poiché la Hepburn non avrebbe mai indossato il suo vestito da sposa, questo sarebbe dovuto appartenere, secondo le stesse parole dell’attrice, “alla più bella, povera, ragazza italiana che si riuscirà a trovare”.

Già, perché pochi giorni prima del grande giorno, Lord James Hanson aveva chiesto alla sua futura moglie di abbandonare la propria carriera. E Audrey, di fronte a tale richiesta, abbandonò lui. Ma il suo animo umano e caritatevole, che ha contraddistinto tutta la sua vita, non tardò a manifestarsi e si concretizzò nella donazione del suo abito bianco.

La scelta ricadde su quella lontana ragazza di Latina, Amabilia Altobello, che di lì a poco avrebbe sposato un contadino suo conterraneo, Adelino Solda. Il vestito, così, partì. Destinazione: la realizzazione di un sogno. 

E’ incredibile come a volte il destino, o chi per lui, unisca strade che mai si penserebbe possano incontrarsi. E di come poi le ridivida lasciandone solo un vago ricordo. “A che servono gli incroci se poi ognuno ha la sua strada?” cantava Noemi non troppo tempo fa. E’ altrettanto incredibile come a volte la creatività umana produca tanta bellezza. E come poi questa svanisca in un batter di ciglia.

Si, perchè della maison Fontana sono rimaste solo alcune grandi vetrine in Via della Fontanella Borghese a Roma. Vetrine da cui si possono ancora vedere, nella triste penombra e polvere che li avvolge, i luccichii e l’imponenza di quegli abiti che sembrano voler mantenere acceso ad ogni costo il ricordo di tanta bellezza. Bellezza di cui possiamo godere solo grazie a ciò che rimane nell’omonima fondazione, in via San Sebastianello, e che, come ogni museo che si rispetti, ci dona un senso di passato, di qualcosa che non tornerà più.

Anche Amabilia vide finire il suo sogno, quando Micol, nel recente 2003, acquistò il vestito per metterlo in mostra prima che, nel 2009, fosse battuto ad un’asta londinese per 13.8 sterline, metà delle quali devolute alla Audrey Hepburn Children’s Foundation.

Oggi sono passati 63 anni da quel matrimonio, 71 anni dalla fondazione della sartoria e 101 dalla nascita dell’unica superstite delle tre sorelle Fontana, Micol. In quest’anno di festeggiamento per il centenario di tale maestra di eleganza, arriva il ringraziamento a chi lo stile non l’ha copiato dalle star, ma l’ha loro dettato. A chi la moda non l’ha seguita, ma l’ha creata.