C’era una volta la Gran Sasso Rugby…

Come arrivare da Navelli alla Serie A in soli 12 anni

Quella dell’ASD Gran Sasso Rugby è una bellissima storia di sport, tanto da dover esser necessariamente raccontata. Sì, perché è la favola di ragazzi che piano, pazienti e tenaci, ce l’hanno fatta per davvero. Nata nell’ormai lontano 2001 nella piccola Navelli, comune di ben 614 anime in provincia de L’Aquila, conosciuto dai più per la celeberrima coltivazione del prestigioso zafferano (“l’oro rosso”, per i cultori), la Gran Sasso ha scalato in pochi anni i gironi del rugby made in Italy. Dal 2004 al 2009 il team ha disputato il campionato di serie C e tutti i campionati giovanili di categoria, ottenendo la promozione nel 2012; poco più tardi la squadra, giovane ma già temprata, come le montagne tra le quale si allena, ha vinto il girone 4 del Campionato Nazionale di Serie B e conquistato le finali per la promozione. Ad oggi, la Gran Sasso milita in Serie A, campionato secondo solo a quello d’Eccellenza nel sistema rugbystico nostrano. Un percorso di vittorie, sangue, sconfitte, lacrime –il terremoto del 2009 ha impedito di portare a termine alcuni campionati giovanili ed i seniores hanno lottato duramente per completare la stagione- ma soprattutto gioie infinite e coraggio smisurato, che non poteva esserci raccontato meglio che dal Presidente del team, Loredana Micheli.

Com’è nata l’idea di creare una squadra di rugby? Quattordici anni fa ai professori Anibaldi e Perrotti, che lavoravano fianco a fianco, giorno dopo giorno, presso l’Istituto Comprensivo di Navelli, è venuta in mente l’idea di dar vita ad un punto di aggregazione per i giovani in una zona che ne risultava allora sprovvista. Cosa meglio della palla ovale? E’ dato di fatto che nell’Aquilano il rugby raccoglie ancora innumerevoli fan. Da quella bozza iniziale si sono poi sviluppati tutti i settori giovanili, ed è stato naturale, a quel punto, creare una vera e propria società sportiva. Essendo io cofondatrice della società, ho aderito al progetto da subito: ho avuto la fortuna di seguire il tutto dagli albori fino al raggiungimento della bella realtà odierna. All’epoca il professor Perrotti ricopriva il ruolo di Presidente, ma essendo anche preparatore atletico presso la Federazione Italiana Rugby, ha dovuto passare il testimone, che allora è stato raccolto da me. Svolgo questo compito ormai da sette anni.

Quali sono le problematiche maggiori che un’associazione sportiva simile incontra? Di sicuro la scarsa rendita economica della nostra area fa sì sia difficoltoso il reperimento di fondi, che sono purtroppo necessari. Il capitale umano non manca di certo: i ragazzi desiderosi di giocare sono moltissimi, il territorio è vivace sotto questo punto di vista, ma una squadra come la nostra ha bisogno di molto denaro per organizzare i concentramenti, le trasferte, etc. …

Lei è una donna in un ambiente prettamente maschile. Com’è lavorare tra uomini? Con i ragazzi si ha la possibilità e la fortuna di investire le proprie energie su più fronti, in una costruttiva e continua sfida. Non esistono gelosie, rivalità… La chiave di tutto è il rispetto: una volta che questo fattore è ben consolidato all’interno degli ambienti lavorativi, le cose procedono alla grande, che si lavori con donne o uomini cambia poco, anzi nulla. Alla Gran Sasso in particolare si è ormai creato un rapporto di stima ed affetto reciproco che spero di poter mantenere tale a lungo.