Artenima

IL TEMPIO DI NOI STESSI

Un uomo riuscì a sollevare il velo della Dea Sais. Ebbene, che vide? Vide – meraviglia delle meraviglie – se stesso”. Così mi ha accolta la pittrice ELENA ULIANA, in arte Artenima, in una calda domenica di Agosto.

Artenima, trevigiana per nascita, dopo la maturità classica ha vissuto in Germania ed Olanda, dove ha potuto formare il suo inconscio figurativo. È la prima artista che crea opere spirituali con l’uso delle fluorescenze. Ovviamente, come avrete già capito, sono opere particolari, opere uniche nel loro genere: Opere Portali.

 

Da dov’è nata l’idea di queste opere?

Parte da un’esperienza personale di perdita e ritrovamento, di morte e di rinascita.

Per un certo periodo della mia vita ho avuto la sensazione di essere stata manovrata da meccanismi inconsci, quindi in qualche modo sentivo una cortina sopra di me che oscurava il mio sentire. Questa è la fase in cui mi sono persa all’interno di realtà che non erano mie. Improvvisamente non sono stata più in grado né di sentire me stessa né gli altri. Dopo un lungo percorso di analisi e meditazione sono riuscita a liberarmi di queste cortine ed a ricominciare a percepire me stessa e l’oltre. Quest’oltre che noi siamo mi ha portata a volerlo veicolare attraverso un mezzo che fosse visibile a tutti, che conduca ad un messaggio e faccia vivere un’esperienza.

 

Che cos’è per te l’arte?

Al contrario di molti, non percepisco l’arte come uno sfogo, ma bensì, me ne servo per creare un’evoluzione in me e nel pubblico. Lo scopo delle mie opere è far ritrovare la parte più intima di noi stessi.

 

Quindi possiamo affermare che le Opere Portali siano un viaggio?

Si, sono Soglie che, se attraversate, permettono di viaggiare in luoghi normalmente poco accessibili.

Le Opere Portali mostrano mondi interiori, cercano di rendere visibile le forze invisibili che si muovono dentro di noi. Per questo sono quadri basati su delle stratificazioni percepibili solamente con livelli di visione luce-buio. Questo cambiamento luce-buio è un percorso obbligato perché consente di passare dal mondo dell’apparenza (con la luce) a quello dell’essenza (al buio), dal profano al sacro, dalla materia allo spirito. Con le fluorescenze si evidenzia ciò che l’occhio fisico non vede: il Portale Spirituale, il Tempio.

 

Impossibile non notare la complessità insita nelle tue opere. Come vengono create?

Sicuramente parto dalla parte psichica, da visioni derivanti dalle mie esperienze di meditazione e connessione. Dopo di che, com’è facile notare, le mie opere sono  dense di simboli che derivano, non solo da una vita di studio ma anche, da una vera e propria attrazione per alcuni di essi, che sento collegati a me da sempre. Nel corso della vita si sono formate tutta una serie di connessioni con simbologie alchemiche derivanti dal mitraismo piuttosto che dalle culture arcaiche, le quali appartengono ad un mondo simbolico che abbraccia tutte le culture.

Prima di tutto vivo il fenomeno esperienziale, non è mai un’elaborazione intellettuale di che cosa potrebbe stare bene nell’opera, in seguito con le visioni tutto acquista un ordine.

 

Questo Settembre sarai presente a Bologna con la mostra “CELLULACRUM”. Com’è nato questo progetto?

CELLULACRUM (Sacred Inner Landscapes) unisce il mondo cellulare e la sacralità all’interno di noi stessi.

Questa mostra presso Dueunodue Spazi Espositivi è in collaborazione con il Fisico Michel Nederlof, ricercatore impegnato nello studio delle cellule tramite la microscopia digitale. Ci siamo conosciuti a Berlino, io gli parlai del mio lavoro, soprattutto come rappresento l’apparenza con la visione alla luce, mentre con le fluorescenze mostro ciò che l’occhio non vede: l’anima. Lui mi disse che svolgeva la medesima cosa mostrando attraverso le immagini, con le fluorescenze, ciò che l’occhio fisico non vede. Da questo incontro, tra arte e scienza, è nata CELLULACRUM.

Con il nostro lavoro intendiamo mostrare la possibilità del sorpassare la Soglia del visibile per giungere all’invisibile. Questa mostra sarà un percorso di entrata nell’essere, nella sacralità del nostro mondo cellulare, per gradi, il che ci conduce all’esigenza di predisporre delle tappe in cui ogni opera (pittorica, video, musica, scultura, rendering di cellule ecc) avrà una particolare posizione e significato.

 

Prima mi hai mostrato il tuo ultimo capolavoro“Embryonic Keyhole of Eternity”, mi ha emozionato molto. Lo esporrai a Bologna? Vuoi raccontarci che  cosa rappresenta?

Assolutamente si. Embryonic Keyhole of Eternity è il simbolo della mostra. Esso parla dell’apertura al sentire del cuore: è il Portale per eccellenza. Unisce tutte le tecniche utilizzate finora.

I simboli dell’opera sono costruiti con le cellule, rappresentando come la risposta che cerchiamo sia dentro di noi.

Al suo interno troviamo: le cellule, i simboli, gli animali totemici, la costruzione analogica degli strati simbolici, la visione sia la buio che alla luce; è un’opera sia pittorica, sia materica (notiamo la presenza di pietre utilizzate da sempre per influire sul nostro essere), che scultorea (appaiono ben 29 orecchie ed un battiporta a forma di leone).

Al centro troviamo un enorme busto umano al quale risultano mancanti gambe e testa, quasi a voler rappresentare il busto di un albero. Le gambe diventano radici, la testa terminazioni del cuore. Non solo come busto o tronco ma anche come un enorme cuore, al cui interno troviamo il battiporta con la testa di leone a rappresentare lo spirito del coraggio che si risveglia e ti permette di agire. All’altezza del battiporta troviamo un nodo marinaresco, una sorta di cordone ombelicale collegato a due “placente” rappresentanti due enormi orecchie. Nella mia visione ho voluto realizzare il coraggio come nutrimento propagato dal cordone ombelicale collegato al sentire ed al cuore. Da una parte, l’orecchio come labirinto è la ricerca di noi stessi. Dall’altro lato, la seconda placenta, ci dice che per ottenere l’equilibrio dobbiamo guardare i nostri mostri allo specchio, ed è per questo che vi è la presenza del mostro serpentiforme.

Le 29 orecchie rappresentano i ricettori del sentire e la visione al buio conduce al sentire profondo della nostra Essenza verso la luce che filtra dal buco della serratura del Cuore.