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Sono passati esattamente otto anni dall’inizio delle proteste nella Siria meridionale contro il regime di al-Assad. Il 15 marzo 2011 ha visto una primavera araba evolversi su scala nazionale a tal punto da trasformarsi in guerra civile che, nel 2012, ha diviso non solo il popolo siriano, ma il mondo intero stesso.

Dalla divisione delle quattro macroaree, controllate dalle forze governative, le forze ribelli di ispirazione islamista, le coalizioni d’opposizione e gli eserciti curdi, l’intera comunità nazionale si sentì chiamata all’intervento, mirato principalmente allo sradicamento del fondamentalismo islamico. La guerra al terrorismo fu una tra le principali cause della scissione in due gruppi della comunità internazionale: il supporto alla Repubblica Araba di Siria, quindi Iran ed Hezbollah, Russia, Iraq e Cina, e il supporto alla Coalizione Nazionale Siriana e alle FDS, quindi Stati Uniti, Francia, Israele, Gran Bretagna e Arabia Saudita.

Ed oggi, a qualche giorno dalla scomparsa di Lorenzo Orsetti, 33enne fiorentino, il padre inneggia alla caduta dell’ISIS dichiarando “E’ anche merito suo”. L’obiettivo di al-Baghdadi sembra quindi essere andato in fumo, ed una Shari’a in Siria probabilmente non verrà mai proclamata, scaturendo un senso di sconforto tra tutti i Salafisti radicali che non sono riusciti a raggiungere il territorio controllato dal khalifa.

Se dunque fino al 19 dicembre scorso la paura risiedeva nell’allora imminente ritiro delle truppe americane dalla Siria, adesso i problemi nel Medio Oriente sembrano essere giunti al termine.

Nella giornata odierna infatti, le FDS sono riuscite ad evacuare circa 70.000 persone dalla roccaforte di Baghouz e, da come annuncia Mustafa Bali, portavoce delle FDS, “Le Forze democratiche siriane dichiarano la totale eliminazione del cosiddetto califfato e la sconfitta territoriale al 100% dell’ISIS”

Uno sforzo esemplare da parte delle Forze Democratiche Siriane sostenute dagli USA, che già dallo scorso novembre aveva dato il massimo per liberare la regione sud-occidentale di al-Safa, nel governatorato di as-Suwaydā, dalle milizie Daesh, sottraendo allo Stato Islamico l’ultima roccaforte presente nella provincia.

Confronto che è progredito con la liberazione di Hajin, città della Siria orientale locata nel governatorato di Deir el-Zor. Questa storica roccaforte ISIS, situata a nord-ovest rispetto al confine iracheno, è nota per esser da tempo stata campo d’addestramento per diversi foreign fighters dello Stato Islamico come Najim Laachroui, uno tra i responsabili degli attentati di Bruxelles di tre anni fa.

La domanda che adesso rimane aperta è: come continuerà o si concluderà la guerra civile? Le due fazioni pro-Assad e anti-Assad sono tuttora appoggiate dalla comunità internazionale che, vedendo la fine della guerra al terrorismo di matrice islamica, si troveranno ad affrontarsi faccia a faccia, non avendo più un nemico comune, senza togliere dallo scenario la questione Curdo-Turca.

Avendo gli USA lasciato poco più di 400 marines nel territorio, infatti, le FDS si ritroveranno isolate a dover contrattare con Damasco per risolvere in modo pacifico la crisi siriana per un’autonomia regionale e più diritti per le minoranze etniche in Siria.

Come andrà a finire, ma soprattutto come reagirà il supporto di Trump da una parte e di Putin dall’altra, è uno scenario tuttora troppo incerto da immaginare. Ciò che adesso tuttavia accomuna le due parti, è la sconfitta netta dello Stato Islamico, una giustizia che da Parigi a Baghdad, da Bruxelles a Kabul e da Manchester a Teheran, si era fatta attendere da più di cinque anni.

 

 

 

 

 

 

 

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