Brexit nel caos, Boris Johnson Premier?

Boris Johnson, leader degli antieuropeisti, potrebbe condurre le future intese con l’UE

Dopo la proposizione da parte del parlamento britannico di 8 piani(peraltro respinti) sulla Brexitalternativi a quello della Premier Theresa May l’inquilina di Downing Streetha attestato la rottura definitiva del loro rapporto di fiducia. Ha così annunciato le sue dimissioni, sempre a condizione che venga approvato il suo accordo, già rigettato precedentemente dai parlamentari stessi. In tal modo le trattative con l’UE sulla sua applicazione sarebberocondotte dal suo successore, verosimilmente Boris Johnson(stando ai media britannici), leader dell’ala conservatrice antieuropeista.

Quest’ultimo, già Ministro degli Esteri proprio nel governo May, dimessosi a causa dei contrasti avuti con la premier sulla Brexit, ha deciso di votare a favore dell’intesa, dopo essere stato uno dei suoi principali detrattori. Ha anziribadito più volte in passato il concetto per cui non stringere nessun accordo sarebbe meglio che stingerne uno cattivo. Ciò nonostante, l’accordo è stato nuovamente bocciato il 29 marzo dal resto della sua corrente, ancora convinta del fatto che sia meglio un no deal. La May non si è comunque data per vinta e starebbe pensando di rimetterlo ai voti, così da evitare un’uscita senza intesa il 12 aprile.

L’accordo della Premier, peraltro, è tutt’altro che definitivo, lasciando scoperta, tra le altre cose, la questione dell’unione doganale, cioè la libera circolazione di merci e persone all’interno dell’UE. Ciò rende fondamentale la figura di chi dovrebbe attuarlo, in veste di futuro Primo Ministro.

Innanzitutto, in caso di approvazione, l’uscita dall’UE sarebbe posticipata al 22 maggio. A questo punto si aprirebbe un ulteriore fase di negoziazione, volta, tra le altre cose, a definire i rapporti commerciali tra le due parti. Il problema sta nella presenza di un sistema, detto backstop, inserito nell’accordo e destinato a sostituire in modo definitivo l’attuale sistema di circolazione in vigore tra Regno Unito ed Europa qualora non si trovasse un’intesa alternativa. Il backstop istituirebbe un unione doganale tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, cosicché merci e persone potrebbero entrare nella seconda e da lì nel resto dello UK. In tal modo, però, il Regno Unito rimarrebbe soggetto, sempre stando all’accordo, alla normativa comunitaria sull’immigrazione e gli scambi commerciali.

Boris Johnson contesta proprio ciò, dato che il suo forte entieuropeismo dipende soprattutto dalla volontà di gestire l’immigrazione secondo norme esclusivamente britanniche, stringendo inoltre accordi commerciali con il resto del mondo senza darne conto all’UE. Il possibile futuro premier britannico, tra i principali fautori della Brexit, si trova dunque a sostenere un accordo da egli stesso detestato, impegnandosi inoltre a trovare un’intesa con l’UE sul futuro delle relazioni tra le parti dopo averla insultata per anni(basti ricordare il paragone con la Germania Nazista in una celebre intervista al Sunday Telegraph).