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Le sei esplosioni avvenute durante la giornata di Pasqua in tre chiese e tre alberghi in Sri Lanka hanno provocato oltre 300 morti e centinaia di feriti. Nel mirino dei kamikaze i luoghi di culto frequentati dai cristiani in occasione della celebrazione pasquale: una delle chiese colpite è il santuario di Sant’Antonio nella capitale Colombo, un’altra si trova a Negombo, e la terza si trova a Batticaloa, sulla costa orientale del paese. I tre alberghi colpiti, invece, sono lo Shangri Hotel, il Cinnamon Grand e il Kingsburry Hotel e sono tra i più popolari hotel di lusso della capitale.

Pochi giorni dopo un’iniziale sospetto diretto ad un piccolo gruppo islamico locale, è arrivata la rivendicazione del sedicente stato islamico. Ebbene sì, l’ISIS sarebbe nuovamente dietro l’ennesima strage. Lo Sri Lanka non è teatro di scontri o attacchi terroristici da circa dieci anni; infatti, nel 2009 è terminata la violentissima guerra civile combattuta con i separatisti Tamil. Inoltre, dopo gli eventi dello scorso 21 aprile, continuano ad arrivare segnalazioni su possibili strage future; motivo per cui, la polizia ha evacuato chiese, centri commerciali e ha cancellato diversi eventi pubblici previsti.

Lo Stato Islamico ha rivendicato attraverso la propria agenzia, Amaq, di essere direttamente coinvolto e che, la strage sarebbe stata effettuata in risposta ai massacri nelle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda lo scorso 15 marzo.

Nonostante la rivendicazione sia generica, a supportare l’ipotesi ci sono le immagini dell’uomo identificato come il capo dei kamikaze e dei suoi sei compagni con rispettivi nomi di battaglia e luoghi da colpire in occasione della “Festa degli infedeli”, ovvero la Pasqua.

Ad effettuare tale collegamento è stato il ministro della Difesa, il quale, insieme al premier Ranil Wickremesinghe, è convinto che dietro il gruppo islamico locale National Thowheed Jamath ci sia la mano dell’ISIS. A sostegno di tale ipotesi, nella giornata del 26 aprile, i militari dello Sri Lanka hanno sequestrato materiale esplosivo, uniformi dell’ISIS, bandiere e un drone per le foto.

Inoltre, gli arresti effettuati fino ad oggi sono circa 40 e i soggetti sono tutti cingalesi e con un probabile passato da foreign fighters.

Il Paese è in shock, è ancora vigente il coprifuoco e lo stato di emergenza, i social media sono bloccati ed è stato dichiarato il lutto nazionale. Ad accompagnare questa tragedia c’è la mancanza di spazio nei cimiteri, ed infatti molte bare sono state calate in fosse comuni.

La strage avvenuta domenica scorsa ha, inoltre, evidenziato una forte défaillance nei sistemi di polizia e delle forze di sicurezza nazionali. Infatti, sono stati sottovalutati diversi avvertimenti provenienti da intelligence straniere, soprattutto da quella indiana, in merito alla possibilità di attentati. A quanto pare, i rapporti non sarebbero stati condivisi dagli ufficiali addetti alla sicurezza con il Presidente e ciò non avrebbe permesso di adottare le misure adatte a fronteggiare l’incombente minaccia.

L’auspicio è che lo Sri Lanka possa riprendersi da questo brutto colpo inflitto all’unità del paese, casa per diversi gruppi etnici e religiosi, e che alla violenza non si risponda mai con ulteriore violenza.