Antonio Conte: non solo 3-5-2

Non è un caso che sia diventato allenatore. “Giocando nel mezzo si capiscono meglio le dinamiche di tutti i reparti”. D’accordo, non tutti gli allenatori sono ex centrocampisti. Quasi tutti. E Antonio Conte è un esempio plastico di questa corrispondenza: centrocampista duttile e intelligente prima, allenatore duttile e intelligente (e sempre vincente) poi.
L’astro forse più lucente della Nuova Scuola italiana nel mondo, dopo l’esperienza molto positiva in Nazionale che lo ha trasformato da “Uomo-Juve” in “Patrimonio di tutti”, e due anni – tutto sommato vincenti – al Chelsea, è tornato in Serie A da “Patrimonio dell’Inter”.
Il vero Top Player per l’anno 2019/2020 sarà lui, parola di Beppe Marotta. Unione forse un pò controversa, ma pensata, voluta e ben motivata da entrambe le parti.
La Società è riuscita a convincere il tecnico leccese della validità ed ambizione del progetto nero azzurro e tanto è bastato.
Complici, per la verità, anche i 12 milioni di euro netti all’anno, la presenza dell’amico-direttore sportivo Marotta e la prestazioni di garanzie sul fronte mercato da parte dello stesso Ds, ritenute evidentemente idonee dall’ex CT. Quest’ultimo, infatti, anche se avrebbe voluto arrivare all’inizio del ritiro con la squadra della nuova stagione già pronta, sapeva bene che non sarebbe stata un’impresa facile. E resta quindi soddisfatto dei movimenti, in entrata così come in uscita: fiducioso, da un lato, che le due questioni prioritarie, legate alla cessione di Mauro Icardi (sì, ma a chi? Napoli, Juve o altri? E a quale prezzo?) ed all’arrivo di Romelu Lukaku per 70 milioni di euro circa dal Manchester United e di un’altra punta tra Llorente o, meglio, Dzeko, saranno comunque risolte in tempi relativamente brevi.

Insomma, i lavori in corso – ai colpi suindicati bisogna aggiungere l’arrivo di Sensi, Godin e Lazaro e quello, imminente più che probabile, di Barella – proseguiranno incessantemente con l’obiettivo di consegnare a Conte la squadra che più si avvicina al suo sistema di gioco. Sì, ma quale? Antonio Conte, infatti, non sceglierà necessariamente un 3-5-2, utilizzato, è vero, sia nell’esperienza evocativa alla Juventus che, nel corso di quella alla guida dell’Italia, ma più per motivi di opportunità legati ai giocatori a disposizione che per l’aprioristica convinzione di una sua universale, intrinseca valenza. Ad, esempio, già nella prima parte del suo “periodo Blu(es)”, subito successiva all’Europeo del 2016, il sistema di gioco prescelto è stato più che altro un 3-5-1-1, con Willian a fare da raccordo tra il centrocampo e Diego Costa.
D’altra parte, il tecnico salentino non è nemmeno un oltranzista della difesa a 3.
Tant’è vero che, intelligente e, appunto, duttile, il tecnico salentino ha spaziato dal primigenio 4-2-4 dei tempi di Bari e Siena, in cui la palla arriva spesso ai due esterni offensivi che hanno l’opzione di sfruttare le sovrapposizioni dei terzini e tagliare al centro per dialogare con le punte o per servire il movimento opposto dell’altro esterno, al 4-3-3 ed al 4-5-1.
Certo è che la bravura del nuovo arrivato Godin e quella della già rodata coppia De Vrikìj-Skriniar, rende difficile pensare che, nella mente di tutti ma, per quello che più conta, in quella dello stesso Conte, uno dei tre centrali di livello possa rimanere in panchina.
In quest’ottica, la difesa a 3 resta sicuramente un’opzione importante. Dalla BBC alla SVG, ma con una differenza: la mancanza di un piede sinistro, che alla juventus era Chiellini.
Anche questo fattore potrebbe ben portare Conte a non precludersi altre soluzioni, sfruttando la capacità di Skriniar -inedita con la maglia dell’Inter, ma non con la Slovacchia- di fare bene anche da centrocampista.
Con il mancino Asamoah che potrebbe prendere il suo posto tra i tre davanti ad Handanovic.
Potendo però anche optare per un tradizionale 4-4-2, o per il 4-5-1, il che spiegherebbe la necessità di assicurarsi una punta come Lukaku, forte fisicamente, capace di fare reparto da solo, ma allo stesso tempo di dialogare con i compagni favorendo la compattezza tra i reparti, questo sì un elemento veramente imprescindibile nell’idea di calcio dello stesso Conte.
Oppure, ancora, per un 4-3-3 con Skriniar terzino destro, ruolo peraltro già ricoperto nell’inter, anche se in situazioni di emergenza e con riscontri non proprio positivi.
La sensazione è che non ci sia ancora nulla di deciso o immutabile. E che l’allenatore di un’Inter che vorrebbe non più “pazza”, abbia sospeso ogni decisione nell’attesa degli sviluppi di un mercato sempre più pazzo. Intanto, Conte parla poco. A parlare è la sua storia. Restituendoci una panoramica interessante, essa ci dice non è (solo) un uomo-mercato, ma un vero e proprio top player, un allenatore dotato di una naturale capacità di adattare la squadra alle esigenze del gioco. Non estraneo ad intrepide variazioni, superbe invenzioni, cambiamenti in corsa che appassionano, sorprendono e, il più delle volte, danno i risultati sperati.
Il mercato, dunque, non come fine a se stesso, ma come mezzo per raggiungere un obiettivo che il tecnico leccese vive, parole sue, come una vera e propria ossessione. Vincere. Il che vuol dire, in questo caso, insediare il primato in Campionato della Juventus e ricominciare a ragionare seriamente di Champions League.
Farlo da subito ed a prescindere dal modulo di gioco. Quanto a noi, speriamo di divertirci. Le premesse ci sono tutte. Antonio Conte, anche.