Amarcord Australiano: Le Roi c’est Lui

Il racconto di quello che è stato il pomeriggio Australiano più importante nella storia del Tennis recente.

Sveglia puntata alle 9.19.

Vado in salotto, il cappuccino che non deve mai mancare nella domenica italiana è di fronte a me, il telecomando nella mia mano destra, i fazzoletti pronti ad accogliere le tante lacrime che questo viaggio nel tempo sapevo mi avrebbe assicurato sfruttando, fra l’altro, la luce inconfondibile del cemento azzurro cielo di Melbourne.

Sua maestà Roger Federer, anni 35, professione leggenda vivente, di lì a poco avrebbe battuto il rivale di sempre, quel Rafa Nadal che per anni è stato l’unico che ha potuto permettersi di non far la riverenza a quello che è il maggior candidato a miglior tennista della storia.

A rappresentare il tempo che passa i nomi dei due coach, Ljubicic per Federer e Moya per Nadal cioè due che ai tempi d’oro se la giocavano ( o perlomeno ci provavano ) con i due supercampioni, e due irrispettose teste di serie dimentiche che in campo ci sono i due che hanno vinto più slam nella storia di questo giochino che ci piace tanto. 

La partita, oltre alla carica emozionale che aveva già prima che i ball boys coi tipici cappelli coloniali si mettessero a bordo campo in questa serata australiana, è stata bellissima.

Il primo set, il meno spettacolare dei 5 va allo svizzero che fa capire come questa partita dipenderà sostanzialmente da lui, che vincendo i pochi scambi lunghi sembra poter dare la sua impronta al match. Dopo un primo set sonnolento Rafa si allaccia le scarpe, e per i tifosi di Federer sembra cominciare un Déjà vu in cui il talento il talento di Federer se la deve vedere con la costanza del Maiorchino.

E qui inizia la partita delle emozioni, in cui è lo stato d’animo dei due campioni a fare in maniera evidente la differenza. Si vede, si sente, un errore gratuito, un punto perso e sembra che la partita l’abbia vinta l’altro,  senza nemmeno bisogno di giocare gli altri set. Nadal domina il secondo e Federer sembra reagire sul finire del parziale. Il terzo set è un’altra partita, un’altro sport, lo svizzero fa quello che vuole e Nadal che aveva alternato due approcci diversi (Risposta vicino alla linea di fondo nel primo set, risposta lontano, lontanissimo nel secondo) non sa a che santo votarsi, e alla fine decide di mollare pensando al quarto, la partita lunga in fondo sa che potrebbe favorirlo.

Il quarto set è quello tipico della partita Federer Nadal, con lo svizzero che cala di intensità e il mancino iberico che sembra essere ovunque, e capace di passanti pazzeschi. Federer non sembra reggere. La favola del re che si riprende il trono sembra finita.

Quinto set: La lingua italiana vanta più di 260 000 parole, nessuna adatta a descrivere il quinto parziale di questa finale ( la seconda per anzianità dei due finalisti: 35 e 30 anni ). A spuntarla è, contro molti pronostici, Le Roi Federer, che va sotto di un break ma reagisce con uno spirito che se lo avesse contraddistinto in fasi precedenti della carriera lo avrebbe condannato alla vittoria di minino 5 slam in più, porta a casa una partita stupenda, denunciando al mondo di essere ancora lì sull’olimpo del tennis e battendo la propria bestia nera.

A fine partita arrivano le lacrime agli occhi per il solitamente compassato fenomeno 35enne, e anche a casa gli amanti del tennis non avranno potuto reagire diversamente. Nell’intervista a fine partita le parole sibilline “Ci rivedremo l’anno prossimo, e se non sarà così sarà stato bellissimo”

Che ci sia un ritiro all’orizzonte ?

Il mondo del tennis, che da anni sta cercando la pietra filosofale per rendere Federer eterno, si augura di no.