Loving Vincent: Van Gogh torna in vita per un’esperienza visiva unica.

Recensione sulla pellicola visionaria pellicola che prende le mosse dall’opera di VanGogh

Scorrono i titoli di coda e gli spettatori in sala rimangono pietrificati sulle loro poltrone, la pellicola appena conclusasi sembra aver ammaliato tutti. La minuzia con la quale l’universo di Van Gogh è stato ricreato lasciano lo spettatore incredulo. La grande novità di questo film è senza dubbio la tecnica con cui il film è girato: tutta la storia riportata sul grande schermo è stata prima recitata da attori, poi trasposta in pittura grazie all’opera di centoventicinque artisti che hanno riprodotto su tela ciascuna delle 65mila inquadrature. Il risultato è semplicemente stupefacente, da subito le pennellate pastose e dense calano lo spettatore nell’immaginario campestre dell’artista. Lungo questo scenario tracciato da nervosi colpi di pennello si muove il protagonista, Armand Roulin, giovane debosciato e arrogante, incaricato dal padre di recapitare al fratello dell’artista morente la sua ultima lettera. Giunto nel paesino di Auvers-sur-oise, il ragazzo incontrerà i personaggi che conobbero l’artista nella sua fase di massimo tormento interiore, poco prima di togliersi la vita in aperta campagna. Il dottor Gachet, la bella locandiera, il barcaiolo e gli abitanti del paese, figure romantiche e pittoresche, sono i testimoni ignari delle ultime ore dell’artista, considerato da questi alla stregua di pazzo. La particolare tecnica utilizzata, che in un primo momento può infastidire l’occhio, dopo poco appaga lo spettatore con una potenza visiva unica. La pittura si fa motore e pilastro dell’opera, in grado di trascendere la tela e di trasporre il dipinto in un processo dinamico più che mai vivo. I covoni, i corvi e le case di campagna divengono centro e opera viva in funzione della quale si sviluppa la trama stessa. Sarà il giovane Armand che, con riscoperta sensibilità, coglierà per primo il genio assoluto del maestro Van Gogh e la sua condizione di profondo tormento. Immergersi in questa pellicola è per lo spettatore una terapia, un percorso nuovo che fonde cinema e pittura, un viaggio nell’inconscio appassionato e tormentato dell’artista, che rinnova nello spettatore la scoperta di Van Gogh come padre artistico universale.