5G

L’11 aprile 2019 è stato aperta all’aeroporto di Roma-Fiumicino un’area dimostrativa realizzata da TIM, Aeroporti di Roma ed Ericsson, un’azienda di telecomunicazioni svedese, dove i passeggeri in arrivo e in transito potranno usufruire di alcuni servizi che le future reti di quinta generazione saranno in grado di fornire. Nell’area degli arrivi del terminal 3 i passeggeri potranno, attraverso la realtà virtuale, immergersi nei posti più iconici della capitale e vivere un’esperienza in prima persona.

Le reti mobili di quinta generazione insieme alle reti full-fiber (quelle realizzate interamente in fibra ottica) sono le tecnologie più avanzate per la trasmissione dei dati. Le reti a 5G consentiranno velocità che, teoricamente, potranno toccare i 20 Gb/s, ovvero un film in 4k in meno di un secondo. La velocità reale sarà ovviamente molto minore (si stima intorno ai 1,5 gb/s) ma sempre oltre dieci volte quella del 4G. Ciò permetterà una trasmissione massiva di dati in un tempo infinitesimo. Si potrà, grazie alla nuova infrastruttura, creare la cosiddetta “internet of things”, ovvero l’interconnessione di miliardi di dispositivi di ogni tipologia: dagli elettrodomestici alle auto a guida autonoma, dai dispositivi medici ai semafori e via dicendo.

Tuttavia tale tecnologia è ancora lungi dall’essere disponibile per utenti, amministrazioni pubbliche e imprese. Per quanto concerne l’Italia, tra settembre e ottobre scorso si sono svolte le aste per l’assegnazione delle frequenze. I blocchi messi all’asta dal Ministero dello Sviluppo economico sono stati suddivisi in base alle frequenze: 700 Mhz FDD, 3700Mhz e la banda a 26 ghz. Le prime, ideali per l’internet of things, sono state aggiudicate da Tim, Vodafone ed Iliad: quest’ultima favorita anche da una delibera dell’AGCOM che le ha assicurato tutti i blocchi delle frequenze in quanto nuova entrante nel mercato. Le seconde sono state acquistate anche da Wind e Tre, mentre le terze anche da Fastweb. Complessivamente, per i vari blocchi, le TLC si sono impegnate a versare 6.550.422.258 euro, con Tim e Vodafone che hanno superato entrambe i 2 miliardi. Sono numeri molto alti, contando che il settore sta attraversando un periodo di magra per i ricavi e investire tali cifre rappresenta più una sfida che una certezza, soprattutto nel medio periodo. Inoltre non tutte le frequenze saranno disponibili da subito: quelle da 3700Mghz e quelle a 26 Ghz sono già state liberate (prima venivano utilizzate per altri servizi come il digitale terrestre) mentre per le più utili frequenze a 700MHz bisognerà aspettare il 1luglio 2022, in quanto utilizzate dai servizi di radiodiffusione. Ci vorranno ancora alcuni anni prima che si riesca a realizzare un’infrastruttura in grado di coprire il territorio in maniera capillare, visto anche che sarà necessario un maggior numero di ripetitori per trasmettere il segnale. Infatti la maggiore frequenza del 5G da un lato garantisce una velocità di trasmissione elevata ma dall’altro è più sensibile ad ostacoli fisici che ne possono indebolire notevolmente il segnale. Questo fenomeno dovrebbe particolarmente interessare le onde millimetriche a 26 Ghz, che, difatti, sono state le meno pagate nell’asta suddetta (30 milioni per blocco).

Tuttavia I primi progetti sono già in corso di sperimentazione e già entro la fine di quest’anno alcune città potrebbero essere coperte dal segnale 5g. I progetti più importanti riguardano Milano e Matera. Nel capoluogo lombardo si stanno già sperimentando alcuni servizi legati alla smart city e alla E-Health, grazie alla collaborazione tra Vodafone, varie Start-up e Huawei. Quest’ultima sta realizzando anche l’infrastruttura 5g a Matera, capitale europea della cultura nel 2019 e Bari. Queste saranno presumibilmente le prime città ad essere coperte dalle reti di nuova generazione.

Se le varie TLC si contendono le opportunità che deriveranno dal 5g, sul fronte di chi costruisce l’infrastruttura sembra esserci in Italia un solo nome: Huawei. Quest’ultima grazie ai vari accordi stipulati negli anni con moltissime imprese strategiche come Poste, Leonardo ed Enel, si è ritagliata uno spazio importante nel mercato italiano. Molti dei dispositivi che permettono la connessione alla rete sono suoi e vuole essere predominante nella costruzione delle prossime reti. Tuttavia, se in Italia la collaborazione con il colosso cinese sembra essere sicura, in altri Paesi sta particolarmente vacillando.